120 battiti al minuto

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120 battiti al minuto ● 120 battements par minute

un film di Robin Campillo
con Nahuel Pérez Biscayart, Arnaud Valois, Adèle Haenels
sceneggiatura: Robin Campillo ● fotografia: Jeanne Lapoirie
montaggio: Robin Campillo ● musica: Arnaud Rebotini
produzione: Les Films de Pierre, France 3 Cinéma, Page 114
distribuzione: Teodora Film
Francia, 2017 ● 140 minuti

v.o. in francese con sottotitoli in italiano

Festival di Cannes 2017: Grand Prix, Premio Fipresci e Queer Palm ● Premio Lux 2017: finalista

dopo la proiezione all’interno dei LUX DAYS, rimane sullo schermo del beltrade, anche in occasione della giornata mondiale per la lotta all’aids, il film che racconta la nascita e le battaglie degli ACTUP-Paris – associazione di attivisti nata all’interno della comunità gay per difendere i diritti dei malati di Aids – alla fine degli anni ‘80.

un film che appassiona ed emoziona.

 

mercoledì 13 dicembre
12:50

All’inizio degli anni Novanta i militanti di Act Up-Paris moltiplicano le azioni e le provocazioni contro l’indifferenza generale. L’indifferenza che circonda l’epidemia e i malati di AIDS. Gay, lesbiche, madri di famiglie si adoperano con dibattiti e azioni creative, non violente ma sempre spettacolari, per informare, prevenire, risvegliare le coscienze, richiamare la società alle proprie responsabilità. In seno all’associazione, creata nel 1989 sul modello di quella americana, Nathan, neofita in cerca di redenzione, incontra e innamora Sean, istrionico attivista e marcatore della progressione del virus. Tra conflitti e strategie da adottare Nathan e Sean vivono forte il tempo che resta.

«Mi sono unito a Act Up-Paris nell’aprile del 1992, più o meno a 10 anni dall’inizio dell’epidemia di AIDS. Fin dal primo incontro a cui ho partecipato, sono rimasto profondamente colpito dall’entusiasmo del gruppo, considerando che quegli anni sono stati i più duri del contagio. I gay che avevano subito inermi la malattia negli anni Ottanta, erano diventati attori chiave nella battaglia per sconfiggerla. La forza del movimento veniva dalle scintille che scoccavano tra gruppi diversi di individui che imparavano sul campo a costruire un discorso e una posizione comune al di là delle differenze. Con Philippe Mangeot, ex membro di Act Up che ha collaborato con me alla sceneggiatura, eravamo d’accordo sull’importanza di restituire innanzitutto la polifonia di voci e l’intensità delle discussioni. Oggi grazie a internet possiamo avere facilmente la sensazione di appartenere a una battaglia comune,
ma questo modo di aggregarsi è difficile che prenda davvero corpo e metta radici. A quei tempi le persone dovevano unirsi fisicamente in uno spazio reale, fronteggiarsi gli uni con gli altri e confrontare le proprie idee.» (Robin Campillo)

«Non un capolavoro, come potrebbero far pensare i molti giudizi positivi espressi al momento della proiezione in concorso a Cannes, ma uno splendido film del tutto inatteso per la tematica e il mix di stili e punti di vista scelti. Un film che celebra la partecipazione democratica in prima persona invece che l’arrendevolezza all’apatia. Un film per tutti al di là delle appartenenze politiche e religiose, delle differenze generazionali e di orientamento sessuale, se però si è dalla parte non solo della libertà e del laicismo dello stato ma anche delle aspirazioni di tutti gli esseri umani a una pari dignità con gli altri.» (Francesco Boille, Internazionale)