A.L.B.E. – A LIFE BEYOND EARTH

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A.L.B.E. – A LIFE BEYOND EARTH

un film di Elisa Fuksas
soggetto e sceneggiatura: Tommaso Fagioli, Elisa Fuksas ● fotografia: Emanuele Zarlenga
montaggio: Marco Signoretti ● musiche: Riccardo Amorese
produzione: Matrioska, Tangram e K48
distribuzione: K48
Italia, 2018 ● 80 minuti

v.o. in italiano

La ricerca di vita extraterrestre: ingenue superstizioni o romantiche speranze? Quelle di A.L.B.E. sono di sicuro otto storie che compongono un mosaico tanto curioso quanto delicato di una umanità che non smette di rivolgere gli occhi verso le stelle.

Siamo soli nell’universo o esistono altre forme di vita intelligenti? Partendo da questo eterno interrogativo, il film registra le esperienze soprannaturali di otto persone di Roma e dintorni, diverse tra loro ma accomunate da un’unica e grande passione per lo spazio e la vita ultraterrena. Sono uomini e donne comuni che ogni notte, con lo sguardo rivolto all’insù, sperano in un segnale da parte dei “fratelli cosmici”, in cerca di qualcosa di cui non sono nemmeno sicuri.

«Mi sento allineata ad Amelia Ercoli Finzi, l’ingegnere aerospaziale che intervisto. Alla fine l’universo è talmente grande e noi siamo così piccoli che è impossibile essere soli. Questo pensiero mi dà tranquillità e un senso di responsabilità, da un certo punto di vista. Ammesso che da un pianeta a chissà quanti anni luce qualcuno possa vederci, un nostro gesto diventa eterno, questa piccolezza diventa una grandezza, questi concetti diventano valori assoluti, il grande e piccolo. Secondo me nel cosmo c’è vita, ma le distanze impediscono di comunicarci e non siamo in grado di saperlo con la tecnologia attuale. È un pensiero, perché la solitudine del nostro pianeta nell’universo, se è tale è, è mostruosa.» (Elisa Fuksas)

«in “Albe” colori pastello esaltano le magnifiche inquadrature della periferia romana, in mezzo alla natura, dove i nostri personaggi in cerca del soprannaturale stanno col naso all’insù in attesa di un segnale dei compagni ultraterreni, decisi a manifestarsi solo a chi sa aprire loro il proprio cuore. Serve un atto di fede, né più né meno, aiutato, oggi, dalla tecnologia.» (Silvia de Santis, Huffington Post)