Anatomia del miracolo

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Anatomia del miracolo ● Le bleu miraculeux

un film di Alessandra Celesia
con Fabiana Matarese, Giusy Orbinato, Sue Song
sceneggiatura: Alessandra Celesia, Riccardo Piaggio ● fotografia: François Chambe
montaggio: Adrien Faucheuz, Giorgio Mari ● musiche: Mix La Bottega
produzione: Arte France Cinéma, La Sarraz Pictures
distribuzione: La Sarraz Pictures
Francia, Italia, 2017 ● 83 minuti

v.o. italiano, inglese con sottotitoli in italiano

2017, Festival di Locarno: fuori concorso ● 2018, Festival dei Popoli, in concorso
Bruxelles, Italia in Doc: Premio del Pubblico ● Parigi, Premio L’Etoile de La Scam
Clermont-Ferrand, Rencontres du Film Documentaire Traces de Vies:
Prix Hors-frontières, Prix du Conseil Régional Auvergne-Rhône-Alpes

martedì 13 novembre anteprima alla presenza della regista

Un dolcissimo documentario in cui ogni personaggio è metafora, ogni vita è un tassello del puzzle.
Alessandra Celesia non dà giudizi ma ama le sue storie in modo assoluto.

Napoli. Una Vergine con un livido sulla guancia che genera miracoli. Intorno a lei ruotano tre personaggi femminili che non si incontrano mai, ma che di lividi interni se ne intendono. Giusy, una ragazza in sedia a rotelle che non ha mai ottenuto il miracolo ed è diventata atea, libera di spirito e antropologa esperta in culti mariani. Fabiana, una transessuale a capo di un gruppo di fedeli della Vergine in un quartiere popolare del centro città. E Sue, una pianista coreana in cerca di una nuova direzione da dare alla propria vita, insegnando la musica ai bambini in difficoltà in un luogo città così distante dalla sua cultura di origine. Ognuna con le proprie ferite intime e la loro personale ricerca del “miracolo”.

«Questo film è nato come una soap opera senza copione e senza storyboard di partenza. Se ha l’impianto di una commedia, perché a Napoli non si può sfuggire al genere, è con la freddezza del cinema danese che mi sono avvicinata al soggetto. De Filippo è stato il mio punto di riferimento, l’oscillazione continua tra veglia e sonno, realtà incarnata nelle nostre aspirazioni più intime. Se poi fossi riuscita a portare un po’ di Chekhov nei dialoghi sospesi e nei silenzi, i miei sogni nel cassetto sarebbero definitivamente esauditi. Protagonista assoluta è La Vergine dell’Arco, con il suo livido e il suo dolore: lei fa da filo conduttore al film, appare e scompare diventando simbolo o presenza magmatica secondo le esigenze. Gli altri sono comparse con aspirazioni da protagonisti e il ruolo principale se lo meritano tutti: rappresentano a pieno titolo le sfaccettature di un paese intero che in quella città si rispecchia. Ogni personaggio è metafora, ogni vita è un tassello del puzzle.» (Alessandra Celesia)

«Le tre donne narrano, ognuna a proprio modo, il legame con la Madonna: la pianista Sue è alla ricerca della propria canzone interiore, del proprio ritmo (citando il poeta Walt Whitman), in una commistione tra musica e fede; Fabiana rappresenta il legame più viscerale tra il popolo napoletano e la devozione; Giusy, toccata nel corpo dalla disabilità, è alla ricerca di una spiegazione della sofferenza in rapporto al miracolo.
Sarà proprio una riflessione portata da Giusy, dopo la visita al Santuario della Madonna dell’Arco, ad avvicinarci al concetto di accettazione di sé in relazione al miracolo. Osservando che, nei secoli, il livido sul volto della Madonna non sia stato cancellato per renderla distinguibile, Giusy considera come siano le sue ferite a renderla riconoscibile, poichè tutto quello che lei ha costruito di se stessa in trent’anni, l’ha edificato sulle sue ferite.
Vincitore del riconoscimento Les Ètoiles de la Scam, il film è stato presentato per la prima volta a Locarno. Anatomia del Miracolo sarà nelle sale a partire dal 13 novembre (si inizia al Beltrade di Milano).» (Sabrina Dolcini, Filmakermagazine)