Blow-up

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Blow-up

un film di Michelangelo Antonioni
con David Hemmings, Vanessa Redgrave, Jane Birkin, Sarah Miles, Veruschka
sceneggiatura: Michelangelo Antonioni, Tonino Guerra ● fotografia: Carlo di Palma
montaggio: Frank Clarke ● musiche: Herbie Hancock
produzione: Carlo Ponti Production, MGM
distribuzione: Cineteca di Bologna
Italia e Stati Uniti, 1966 ● 111 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Festival di Cannes 1967: Palma d’Oro ● Oscar 1967: Nomination miglior regia

RITROVIAMO IL CINEMA RITROVATO #2
otto serate per (ri)scoprire i grandi film restaurati dalla Cineteca e proposti nell’ultima stagione
+ repliche pomeridiane

il secondo appuntamento di “RITROVIAMO IL CINEMA RITROVATO”
è con il capolavoro che Antonioni ambienta a Londra, avvicinandosi affettuosamente ai gialli di Hitchcock: un’opera memorabile sul rapporto tra vita reale e immagine.

DAL 25-7: ERASERHEAD

DAL 26-7: BLOW-UP

DAL 27-7: LA CORAZZATA POTEMKIN

DALL’ 1-8: IL DISPREZZO

DAL 2-8: TUTTO JEAN VIGO

DAL 3-8: VISAGES VILLAGES

DALL’ 8-8: IO E ANNIE

DAL 9-8: NOVECENTO

Un famoso e annoiato fotografo di moda passa le sue giornate quotidiane a Londra circondato da modelle, musica pop, marijuana e sesso facile. Un giorno incontra una misteriosa e bella ragazza: sviluppando un suo ritratto fotografico scattato in un parco, comincia a notare dettagli via via più macabri e pericolosi che lo mettono sulle tracce di un omicidio.

«Non mi piace parlare dei miei film. Il fatto di parlarne mi pone di fronte a dei problemi espressivi che ho già risolto facendo proprio il film. Detto questo, in poche parole “Blow-up” tratta i rapporti fra l’individuo e la realtà. Per questo ho scelto come protagonista un fotografo: è la persona che in sostanza pensa di avere in mano la realtà in quanto la fotografa tutti i giorni.» (Michelangelo Antonioni)

«L’essere e il nulla. E’ il 1966 e Blow-Up si colloca all’interno della Settima Arte come svincolo verso la modernità. Antonioni lancia la sfida sulla non conoscibilità della realtà attraverso domande senza risposta sostituite da una serie meditata di immagini. Come rappresentare visivamente il nulla, l’assenza, la non esistenza?» (Fabio Fulfaro per Sentieri selvaggi)