bande à part

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bande à part

un film di Jean-Luc Godard
con Anna Karina, Claude Brasseur, Sami Frey, Louisa Colpeyn,
Chantal Darget, Ernest Menzer
sceneggiatura: Jean-Luc Godard ● soggetto: Dolores Hitchens autrice del romanzo Fool’s Gold
fotografia: Raoul Coutard
montaggio: Françoise Collin, Dahlia Ezove, Agnès Guillemot
musiche: Michel Legrand
produzione: Anouchka Films, Orsay Films
distribuzione: Movies Inspirerd
Francia, 1964 ● 97 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

torna in sala in versione restaurata il film più citato di Jean-Luc Godard, BAND à PART del 1964 con la leggendaria Anna Karina, che ancora oggi conserva tutta la sua fragranza di “cinema moderno”.

domenica 25 febbraio
20:40

lunedì 26 febbraio
22:00

Arthur e Franz, seguendo una segnalazione della loro amica Odile, stanno preparando un colpo in una casa nella periferia parigina. La vittima dovrebbe essere un pensionante della zia della ragazza, che tiene nascosta in soffitta una grossa somma di denaro. Per convincere Odile a lasciarli entrare in casa, i due prendono a corteggiarla a turno, con biglietti d’amore e inviti a ballare. Arrivato il momento di attuare il piano, le cose iniziano ad andare storte: la porta della soffitta è chiusa, poi il denaro è introvabile, poi arriva uno zio di Arthur che pretende di partecipare anche lui al colpo, poi Odile e Franz si convincono di aver ucciso accidentalmente la zia.

«Farò di Bande à part un piccolo film di serie Z come certi film americani che mi piacciono.» (Jean-Luc Godard)

«Eloge de l’Amour. Ecco che cos’è il cinema di Jean Luc Godard, un elogio dell’amore che scivola sulla superficie della pelle e delle immagini, sulla pelle delle immagini, prima di perdersi, di darsi oltre quella superficie e sprofondare/profondere (nel)l’intima (in)visibilità di quelle stesse immagini fatte memoria/materia in un flusso continuo, legato e modulato al/dal sentimento. Immagini che non sono i frammenti di una memoria passante, vis(su)ta en passant, ma di un continuo presente, in cui continuare a vivere. La memoria come (con)vivente esistenza del nostro essere (stati) fuori nel mondo e quindi del nostro esistere» (Michele Moccia, sentieriselvaggi.it)