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colossale sentimento

by bah_prod_editor / mercoledì, 15 marzo 2017 / Published in Chiacchiere, Ospiti

colossale sentimento

un film di Fabrizio Ferraro
soggetto: Fabrizio Ferraro, Simone Ferrari ● Fotografia: Giancarlo Leggeri
Testo, immagine e composizione: Fabrizio Ferraro ● Suono: Francesco Principini, Simone Frati
produzione: Boudu, Passepartout; in collaborazione con Rai Cinema  ●  distribuzione: Zomia
Italia, 2016 ● 83 minuti

v.o. in italiano

Presentato al Torino Film Festival 2016: italiana doc

Alla proiezione inaugurale del 27 marzo Fabrizio Ferraro risponderà a commenti e domande
del pubblico in collegamento skype
In sala ospite Alessandro Gagliardo, codistributore

in collaborazione con Zomia,  arriva al Beltrade l’ultimo lavoro di Fabrizio Ferraro, autore di lavori come Penultimo paesaggio, Quando dal Cielo – Wenn aus dem Himmel e Sebastian0

Tra gli autori più interessanti del panorama cinematografico attuale, Ferraro si muove fuori da ogni genere, etichetta e definizione in cerca di un cinema che si fa esperienza sensoriale e intellettuale profonda

27 marzo-21:40

Roma, 1630-40: lo scultore barocco Francesco Mochi realizza il Battesimo di Cristo per la chiesa di San Giovanni Battista de’ Fiorentini di Roma. L’opera, rifiutata dal committente, inizia una peregrinazione di luogo in luogo che durerà quasi quattrocento anni. Roma, gennaio 2016: un gruppo di visionari decide di riportare la scultura nel luogo dov’era stata concepita. Improvvisamente, Cristo rompe il silenzio di quattrocento anni e si rivolge a Giovanni Battista.

«L’esigenza di riportare peso, misura, gravitazione nel luogo del cinema, dinanzi alla tendenza opaca di molti film contemporanei. […] La bella immagine per la bella immagine, sedurre per sedursi, senza nessun elemento concreto e nessuna informazione sul processo, nel suo conflitto. Allora abbiamo deciso di realizzare un vero e proprio kolossal in questa nuova fase digitale. Costruire un evento colossale che sappia reimmettere al centro dell’immagine alcuni elementi compositivi della vita di fuori per insediarsi in quel margine di tempo, di storia, così da incontrare, allora sì, la dimensione della bellezza e della sua fragile eternità». (Fabrizio Ferraro)

«Cosa si prova a livello visivo quando il nostro sguardo si misura con un gigantesco gruppo scultoreo? Quali sensazioni scaturiscono dalla percezione soggettiva della relazione tra massa monumentale e ambiente? Cosa accade ai nostri sensi quando, improvvisamente, un’opera statuaria enorme inizia a spostarsi lentamente nello spazio verso un punto di arrivo che significa, di fatto, un “ritorno” a casa? (…)
Le immagini della procedura che ha portato le impressionanti statue di Francesco Mochi alla loro sede naturale hanno fatto emergere elementi che hanno a che fare con una dimensione che oltrepassa, fortunatamente, i limiti della lingua cinematografica. (…) Quattrocento anni di “fuga”, di assenza dal suo luogo, vengono annullati da un percorso (seppur molto ardito) probabilmente di poche ore, in una sorta di compressione spazio-temporale, di corto-circuito delle convenzioni umane, che annulla in un solo colpo la distinzione tra passato, presente e futuro.
(…) più che un’opera filmica da ammirare in senso tradizionale un’esperienza estetica da condividere nel nostro profondo. E Fabrizio Ferraro è uno dei pochi cineasti contemporanei capaci di innescare un processo in grado di affrancare il cinema dal prevedibile schema generato dal rapporto fatalmente asimmetrico tra autore e fruitore, consentendo allo spettatore di edificare il proprio autonomo spazio di visione e, dunque, di farsi parte attiva del processo filmico.» (Maurizio G. De Bonis, puntodisvista.net)

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