Don’t worry

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Don’t worry
Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot

un film di Gus Van Sant
con Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black
sceneggiatura: Gus Van Sant ● fotografia: Christopher Blauvelt
montaggio: Gus Van Sant, David Marks ● musiche: Danny Elfman 
produzione: Anonymous Content, Big Indie Pictures
distribuzione: Adler Entertainment
Stati Uniti, 2018 ● 113 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Sundance Film Festival ● Berlino 2018: in concorso

Gus van Sant torna al cinema con un progetto che ha iniziato a prendere forma negli anni 90 . Un acuto e divertente dramma sul potere curativo dell’arte, un omaggio a una personalità complessa.

John Callahan è un uomo che ama la vita, dotato di uno humour spesso fuori luogo e con un grave problema di alcolismo. Dopo che rimane vittima di un tragico incidente stradale causato da una sbornia notturna, l’ultima cosa che John vuole fare è smettere di bere. Eppure, sebbene controvoglia, accetta di entrare in terapia, incoraggiato dalla sua ragazza e da un carismatico sponsor. In questo contesto, Callahan scopre di avere un grande talento nel disegnare vignette satiriche e irriverenti. Ben presto i suoi lavori vengono pubblicati su un quotidiano, procurandogli un vasto numero di ammiratori in tutto il mondo e regalandogli nuove prospettive di vita.

«Conoscevo John come una figura celebre degli anni ‘80 di Portland, le sue vignette apparivano su un nostro giornale locale, il Willamette Week, e anche altrove. A quei tempi avevo appena iniziato a girare Drugstore Cowboy. Quindi eravamo entrambi due artisti che cercavano di farsi strada nel mondo, anche se poi lui è diventato famoso diversi anni prima di me. Viveva nella zona della classe operaia, ci vivevano moltissimi punk. Lo vedevi spesso sfrecciare sulla sua sedia a rotelle sul marciapiede sotto alla pioggia, con i suoi capelli rossi che sventolavano. A volte, a un certo punto della loro vita, gli artisti iniziano a fare qualcosa e non smettono più di farla. Che sia la composizione floreale o la cucina o fare un film, non riescono più a smettere. È proprio questa loro ossessione che li rende degli artisti. Nel caso di John non riusciva a smettere di disegnare vignette. È diventata la sua principale ragione di vita, e non capiva come mai tutti gli esseri umani non fossero dei vignettisti. Per lui esisteva solo quello, sempre» (Gus Van Sant)

«Si respira un’atmosfera familiare, quella dei Van Sant anni ’90. Abbastanza anomala, quasi retrò per un biopic, il secondo ‘autentico’ dopo quello su Harvey Milk del 2008. Perché il modo in cui il cineasta ha lavorato sulle figure realmente esistite è apparsa sempre al limite tra la realtà e la creazione. E sia Sean Penn in Milk sia Joaquin Phoenix in Don’t Worry sono come immersi quasi in un suo mondo liquido, subacqueo. È un film che ha un gran cuore. Con una performance breve ma strepitosa di Jack Black, con un continuo ondeggiamento tra passato e presente, tra il prima e dopo. E con frammenti del suo cinema che ritornano improvvisi, come schizzi. Al di là della storia, è il puro istinto. Quello di un cineasta che, anche attraverso una sola scena, ti riporta a casa.» (Simone Emiliani, Sentieri Selvaggi)