dopo la guerra

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Dopo la guerra
Après la Guerre

un film di Annarita Zambrano
con Giuseppe Battiston, Barbora Bobulova, Fabrizio Ferracane, Elisabetta Piccolomini,
Maryline Canto, Jean-Marc Barr, Marilyne Canto, Orfeo Orlando, Charlotte Cétaire
sceneggiatura: Delphine Agut, Annarita Zambrano ● fotografia: Laurent Brunet
montaggio: Muriel Breton ● musiche: Grégoire Hetzel
produzione: Sensito Films, Bord Cadre Films, Cinémadefacto
distribuzione: I Wonder Pictures
Francia, 2017 ● 90 minuti

v.o. italiano, francese con sottotitoli in italiano

Festival di Cannes 2017: concorso Un Certain Regard

arriva al Beltrade DOPO LA GUERRA, l’esordio di Annarita Zambrano, tra reviviscenze e riverberi della lotta armata tra la Francia e l’Italia all’inizio degli anni Duemila, un racconto umano e personale di un padre e di una figlia, di una madre e di una sorella che non riescono a vivere il loro presente perché avvelenato da un passato non risolto.

Bologna, 2002. La protesta contro la riforma del lavoro esplode nelle università. L’assassinio di un giudice riapre vecchie ferite politiche tra Italia e Francia. Marco, ex-militante di sinistra, condannato per omicidio e rifugiato in Francia da 20 anni grazie alla Dottrina Mitterand, che permetteva agli ex terroristi di trovare asilo oltre Alpe, è sospettato di essere il mandante dell’attentato. Quando il governo Italiano ne chiede l’estradizione Marco decide di scappare con Viola, sua figlia adolescente. La sua vita precipita, portando nel baratro anche quella della sua famiglia italiana, che, da un giorno all’altro, si (ri)trova costretta a pagare per le sue colpe passate.

«Il carico della colpa, dei delitti antichi che ricadono su chi resta e deve essere espiato è una costante non solo della cultura classica ma anche di quella cattolica che, anche non volendo, permea il sentire comune di molti italiani, me compresa. Volevo costruire questo film come una tragedia – intesa nel senso classico del termine – con al centro un quesito fondamentale sulla colpa, come passa da un paese all’altro, da una generazione all’altra, da un padre ai suoi figli.» (Annarita Zambrano)

«Alla sua opera prima Annarita Zambrano sceglie un tema delicatissimo che prova a raccontare mescolando l’analisi politica con un intimismo autoriale prevalentemente di sottrazione. […] È una riflessione sul lutto non ancora elaborato del nostro passato e sulle ferite delle nostre famiglie e infatti il film si immerge completamente nell’oscuritá di interni funerei, che sembrano l’anticamera di una colpa ancora da espiare. Alcuni frammenti sembrano provenire da certo cinema d’autore e impegnato degli 90: echi della Archibugi e soprattutto del Calopresti de La seconda volta, di cui prova a riprendere non soltanto la questione del perdono, ma anche la sospensione del giudizio e il finale aperto.» (Carlo Valeri, sentieriselvaggi.it)