ENAMORADA

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ENAMORADA

un film di Emilio Fernández
con María Félix, Pedro Armendáriz, Fernando Fernández, Eduardo Arozamena,
Miguel Inclán, Manuel Dónde, José Morcillo
sceneggiatura: Emilio Fernández, Íñigo de Martino
fotografia: Gabriel Figueroa ● montaggio: Gloria Schoemann
musiche: Eduardo Hernández Moncada
costumi: Manuel Fontanals ● scenografia: Manuel Fontanals
produzione:
distribuzione: Cineteca di Bologna – il Cinema Ritrovato
Messico, 1946 ● 99 minuti

v.o. messicano con sottotitoli in italiano

una pellicola leggendaria, diventata il simbolo dell’epoca d’oro del cinema messicano nel mondo, torna in sala, in versione restaurata da Martin Scorsese, grazie al Cinema Ritrovato. Un tributo all’amore e alle difficoltà che si devono affrontare per raggiungerlo.

All’epoca della rivoluzione le truppe zapatiste del generale José Juan Reyes conquistano la tranquilla e conservatrice città di Cholula. Mentre confisca i beni dei ricchi possidenti locali, il generale si innamora della bella, ricca e indomabile Beatriz Peñafiel, figlia dell’uomo più potente di Cholula. Il disprezzo iniziale che muove i sentimenti di Beatriz verso il rivoluzionario lascia poco per volta il passo alla curiosità e, infine, a un profondo e autentico amore.

«Il nostro cinema non è antiquato. Noi siamo sentimentali per temperamento. Quando c’è la luna piena usciamo a guardarla. Ci piace ammirare la natura. Ci piace vedere un bel fiore. Sentimentali? Per la gente del nord forse siamo svenevoli. Questo dà alle nostre anime una sensibilità tremenda e meravigliosa. Per la nostra gente è naturale erompere nel canto. Più la gente è semplice, più è bella.» (Emilio Fernández)

«Il cinema di Fernández, ed Enamorada ne è un esempio cristallino, riesce ancora oggi a sorprendere per la sua naturale capacità di muoversi con intelligenza e delicatezza su quel crinale pericoloso in cui si agitano sia il rigore estetico che l’umoralità passionale, imprevedibile e difficile da contenere. Sostenuto da un uso gagliardo della dimensione spaziale in cui si devono muovere i personaggi, Fernández compone una commedia amorosa dominata da una serie pressoché infinita di conflitti, interiori e storico-sociali. […]  Un’opera blasfema, febbrile, che si muove in un crescendo perpetuo che può trovare una chiusura solo su un campo lungo semi-desertico, e su un sol dell’avvenire sorgente.» (Raffaele Meale, quinlan.it)