Estate 1993

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Estate 1993 ● Estiu 1993

un film di Carla Simòn
con Laia Artigas, Paula Robles, Bruna Cusí
sceneggiatura: Carla Simòn ● fotografia: Santiago Racaj
montaggio: Didac Palou, Ana Pfaff ● musiche: Pau Boigues, Ernest Pipò
produzione: Avalon
distribuzione: Wanted Cinema
Spagna, 2017 ● 99 minuti

v.o. catalano con sottotitoli in italiano

Miglior film d’esordio, Festival di Berlino 2017 ● Miglior regista esordiente, Premi Goya 2018

Un esordio delicato e sommesso, uno sguardo nostalgico e autobiografico su un’infanzia segnata dai primi dolori.

lunedì 23 luglio
17:40

martedì 24 luglio
13:40

mercoledì 25 luglio
20:00

Nell’ estate del 1993, Frida, una bambina di 6 anni che ha appena perso la madre, si reca in campagna presso la casa degli zii. Qui sperimenta il calore della “nuova famiglia” e stringe amicizia con Anna la loro figlia di 3 anni. Ma nonostante la vacanza idilliaca, dentro Frida è annidato un dolore inespresso che sfocia in un comportamento progressivamente problematico. Riuscirà a superare il suo lutto nell’arco dell’estate?

«La prima versione della sceneggiatura consisteva nel raccogliere i miei ricordi, ma venne un momento in cui non sapevo cosa avevo inventato e cosa ricordavo davvero o mi avevano raccontato, ma sì, ci sono scene che sono proprio come le ricordo e molte altre che vengono da sensazioni o pensieri. Ho perso mia madre quando avevo sei anni e mio padre è morto quand’ero molto piccola; e l’estate del ’93 è stata la prima con questa nuova famiglia: i miei zii e mia cugina. È la mia storia, tale e quale.» (Carla Simòn)

«Simón, dotata di un talento eccezionale per capire i bambini, mette la cinepresa alla loro altezza e, attraverso gli occhi del personaggio di Frida, ci trasmette il suo disagio, quel nodo in gola che opprime la bambina durante la prima estate che vive con gli zii trasformati in genitori. Ma lo fa con i silenzi, con piccoli aneddoti, con occhiate fugaci, con un abbraccio rubato e rivivendo birichinate che, mischiate all’incomprensione per ciò che accade, possono risultare dannose per gli altri. Inoltre, il profondo affetto e rispetto che la regista ha per i suoi personaggi principali sono riflessi nelle scene gioiose del film, alcune improvvisate e regalate dalle giovanissime attrici, che recitano con una naturalezza contagiosa.» (Alfonso Rivera, Cineuropa.it)