FAHRENHEIT 11/9

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Fahrenheit 11/9

un film di Michael Moore
soggetto: MIchael Moore ● fotografia: Luke Geissbuhler, Jayme Roy
montaggio: Doug Abel, Pablo Proenza ● musiche (supervisione): Heather Kreamer
produzione: Dog Eat Dog Films, Midwestern Films, State Run Films
distribuzione: Lucky Red
Stati Uniti, 2018 ● 128 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Toronto IFF ● Stockholm Film Festival 2018, in concorso
Festa del cinema di Roma

dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma il film arriva in sala al Beltrade in programmazione quotidiana.

un nuovo lavoro, disturbante e necessario, dal regista che a partire da Roger & me, attraverso Bowling a Columbine, Fharenheit 9/11 e molti altri ha inventato un linguaggio efficace e imitatissimo per attaccare i potenti della terra

mercoledì 14 novembre
15:20

Dopo Fahrenheit 9/11, Palma d’Oro a Cannes, Michael Moore sposta la sua attenzione su un’altra significativa data, il 9 novembre 2016. Mentre la città di New York stava già festeggiando la signora Clinton, e nonostante la sbandierata preferenza di tre quarti degli americani per il programma democratico, quel fatidico giorno veniva eletto presidente degli Stati Uniti d’America un uomo pubblicamente razzista, classista e misogino e privatamente ambiguo di nome Donald Trump. “Com’è potuto accadere?”, si domanda il regista. Con il consueto stile diretto, politicamente scorretto e sempre all’arrembaggio (che ha ispirato tanti, tra cui le nostre Iene) tesse alcuni collegamenti tra la nuova presidenza e le tragedie nazionali, che poi diventano inevitabilmente internazionali.

«Se il nostro paese fosse una democrazia oggi alla Casa Bianca ci sarebbe Hillary Clinton e prima ci sarebbe andato Al Gore; entrambi avevano ricevuto più voti dei loro avversari repubblicani.(…) I media raccontano le storie che gli va di raccontare (…) non sono stati attenti e così lo hanno tristemente sostenuto e amato. (…) Per decenni la stampa lo ha amato perché era intrattenimento da tabloid; lo hanno amato così tanto da soprannominarlo affettuosamente ‘Il Donald’. (…) Veniamo da tre decenni in cui la scuola è stata praticamente rasa al suolo e se si distrugge l’istruzione, se si fa pagare la formazione universitaria fino a 40 mila dollari all’anno, se si chiudono le biblioteche e si permette alle multinazionali di controllare la stampa, se si raccontano cose che fanno appello alla stupidità delle persone, allora si finisce per rincretinire una nazione. E questo porta a eleggere persone come Trump in America, e Berlusconi e Salvini in Italia.» (Michael Moore)

«Provocatorio e sarcastico, il film ma anche il regista è stato accolto con una ovazione alla Festa del Cinema. Fahrenheit 11/9 ha il grande pregio di essere vero, crudele (perché diretto). Un racconto ben costruito che mostra la tremenda messa in discussione della democrazia che sta avvenendo negli ultimi anni in tutto il mondo occidentale. Un cambiamento radicale che è dipeso da scelte assurde oltre che irresponsabili commesse dagli stessi “democratici”. (…)
Fahrenheit 11/9 è questo, un racconto di situazioni interne corrotte o ribaltate, non portate alla luce e lontane dalle glorie governative. Moore fa una raccomandazione a tutti noi: “be Italy again”.» (Margherita Bordino, Artribune)