Food Coop

/ / Senza categoria

Food Coop

un film di Thomas Boothe, Maellanne Bonnicel
con Thomas Boothe, Ari Gradus, Diana Gradus, Christopher Forrester
sceneggiatura: Thomas Boothe • fotografia: Greg Harriott
produzione: Lardux Films
distribuzione: Movieday
Stati Uniti, Francia, 2016 • 97 minuti

v.o. in inglese con sottotitoli in italiano

non è possibile prenotare, ma si consiglia di preacquistare il biglietto online sul sito di MOVIEDAY

un film che descrive un’esperienza bella e replicabile, food coop dà voce a persone che fanno ciascuno una piccola cosa per godere tutti insieme di un mondo migliore.

Nel pieno della crisi economica, all’ombra di Wall street, la Park Slope Food Coop è in piena crescita. Nata nel 1973 da alcuni utopisti che decisero di creare un supermercato autogestito, oggi vanta 17.000 membri che lavorano nel supermercato 3 ore al mese e in cambio beneficiano dei migliori prodotti alimentari della città di New York a prezzi decisamente bassi.
Tom Boothe, americano ma residente a Parigi, ha girato questo documentario sviluppando in contemporanea il progetto Le Louve: un supermercato cooperativo in Francia che funziona sugli stessi principi del Park Slope Food Coop. Girare il documentario gli è servito per capire come concretizzare questo incredibile esempio di cooperazione, una delle esperienze sociali più riuscite degli Stati Uniti. L’uscita del film in Francia (oltre 25.000 biglietti venduti) ha ispirato più di 30 cooperative che stanno riproducendo questo modello.
E in Italia? Al lancio del film, Novembre 2017, una cooperativa, un GAS, un gruppo di cittadini, presenterà il film in ogni città, raccontandosi ai cittadini e raccogliendo così le adesioni per creare, anche nel nostro paese, un nuovo modello dal basso.
Una pessima notizia per la grande distribuzione.

«Io sono americano e vivo a Parigi. Ho degli amici di vecchia data a Brooklyn che sono membri della Park Slope Food Coop e che, durante una visita, me l’hanno fatta scoprire. Nella Coop c’è un ambiente molto energico ma per niente commerciale. Mi son detto che sarebbe stato bello fare un documentario su questo fenomeno, perché di un fenomeno si tratta. Quando si scopre una cooperativa come quella, ci si rende conto fino a che punto siamo abituati a entrare nelle zone commerciali dove siamo letteralmente attaccati dal marketing. Ma lì, il peso del marketing è completamente assente. Io credo che non sia un ambiente differente, solo un ambiente naturale che è svelato dalla Coop, perché sono stati rimossi tutti i lati commerciali e capitalistici. Non siamo più abituati a questo.» (Tom Boothe)

«L’esperimento americano va avanti da oltre 40 anni, ma solo adesso – grazie a un raffinato film-documentario – inizia a diffondersi nel resto del mondo. L’idea è geniale: creare un supermercato dal basso, con prodotti di altissima qualità e a prezzi stracciati, grazie al principio che chi compra deve anche essere socio dell’attività e lavorare per essa. Ma non certo in maniera esclusiva: un impegno di circa 2,5 ore mensili. Così un chirurgo, un idraulico e un insegnante di matematica si ritrovano insieme a sistemare merci sugli scaffali, a spazzare e a fare cassa. Un’utopia realizzata che riesce non solo a sconfiggere l’astrazione e l’impersonalità del marketing della grande distribuzione – che inevitabilmente fa gli interessi di un singolo – ma che regala a tutti la possibilità di comprare buono e a basso costo, nel rispetto dell’ambiente e delle persone, e che insegna anche qualcosa di rarissimo, nel nostro mondo: l’umiltà.
Si chiama paradosso dell’umiltà il principio per cui coltivare questa virtù ci rende leader – e persone – migliori. Ci insegna l’empatia e il rispetto.
Food Coop è il titolo del documentario in questione. L’opera di Tom Boothe, americano a Parigi, che ha studiato per 5 anni il successo della formula, ha già portato all’apertura del supermercato gemello La Louvre, ideato dallo stesso regista, e aperto l’anno scorso a Parigi (3mila soci per 1.500 mq di esposizione) e di Bees Coop a Bruxelles (aperto da una settimana e già a quota 1.300 soci)». (Michela Dell’Amico, Wired.it)