FOOTBALLIZATION

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FOOTBALLIZATION – CHI NON SA COME TORNARE A CASA?

un film di Francesco Furiassi, Francesco Agostini
con Stefano Fogliata, Rami, Yazan, Louay, Jamal-al Khatib
sceneggiatura: Stefano Fogliata ● fotografia, montaggio: Francesco Agostini
animazioni: Francesco Zanotti
produzione: Tr3sessanta
distribuzione: Mescalito Film
Italia, Libano, Palestina, 2018 ● 77  minuti

v.o. con sottotitoli in italiano

martedì 1° ottobre proiezione inaugurale alla presenza di Viviana Codemo, ricercatrice e membro
della delegazione 2019 di PER NON DIMENTICARE SABRA E CHATILA

Un documentario brillante e malinconico, girato tra Siria, Libano e Palestina ci porta nella vita quotidiana nel campo profughi palestinese di Bourj El-Barajneh, un chilometro quadrato nella periferia sud di Beirut, passato da 25 a 45mila abitanti nel giro di pochi anni con l’arrivo dei profughi siriani in fuga dalla devastante guerra civile di Damasco.

Un giovane ricercatore italiano, finito a Borj el Barajneh per la sua ricerca, patito di calcio e in cerca di una squadra con cui allenarsi, finisce a giocare nel’Al Aqsa, la principale squadra palestinese, intitolata alla Moschea di Gerusalemme. Stefano comincia così ad allenarsi con ragazzi siriani, palestinesi, libanesi. A confrontarsi con le grandi leggende del calcio palestinese, con le sfide quotidiane, e con le sconfitte della vita che subisci quando nasci dal lato sbagliato, e capisce che c’è una storia bella da raccontare. Rami, Yazan, Louay e tutti i giocatori hanno un sogno. Quello di tornare a casa, anche se non sanno né quale sia, né come tornarci. La Siria in macerie? Il Libano inospitale? L’inarrivabile Palestina? Non importa, quello che importa è continuare a giocare, e a sognare.

«L’idea era quella di dare una visione diversa di certe problematiche legate anche ai flussi migratori, raccontando alcune di queste vicende dall’interno, raccontando un modo diverso di essere rifugiati, migranti e soprattutto persone. Il documentario racconta la storia di diversi calciatori: da un professionista in Siria che ora è costretto a usare documenti falsi a una leggenda del calcio libanese degli anni Settanta che ha giocato in tre diverse nazionali. Non manca, però, la drammaticità del quotidiano, come quella vissuta da un calciatore 27enne che sognava i campionati europei. Arrestato durante il viaggio in Turchia, è stato deportato prima in Siria, per poi riuscire fortunosamente a tornare in Libano» (Stefano Fogliata, protagonista e sceneggiatore)

«Stefano, 28 anni, si è trasferito in Libano da alcuni anni e dopo aver lavorato come cooperante ha deciso di svolgere la sua ricerca di dottorato con l’Università di Bergamo proprio in Medio Oriente. Non contento della sua vita da straniero in terra straniera, riconoscibile agli occhi di tutti, ha cercato di negoziare senza pretese né imposizioni la sua partecipazione agli allenamenti e alle partite della squadra dell’al-Aqsa.
Sin dalla loro infanzia, Louay, Yazan e Rami hanno trascorso le loro giornate giocando nei campi di calcio del campo palestinese di Yarmouk, divenuto ormai un quartiere di Damasco, in Siria. Con l’aggravarsi del conflitto in Siria, si sono rifugiati nel campo profughi di Borj el-Baraneh, nella periferia di Beirut, dove ancora oggi difendono la maglia della squadra dell’al-Aqsa, il team palestinese che è diventato il simbolo del campo.
Il racconto di allenamenti e gare di campionato è guidato da Stefano che intervista i suoi compagni di squadra, lasciati ai margini della società libanese, costretti a una competizione incredibile per poter giocare con le grandi squadre locali a causa del loro status di cittadini di serie B. E così il documentario si trasforma in un racconto di speranze mancate (…).
Footballization è un documentario semplice, brillante e malinconico, girato tra Siria, Libano e Palestina che lascia lo spettatore con la domanda che fa da sottotitolo alle riprese: “Chi non sa come tornare a casa?”. Una domanda che va oltre il semplice interrogativo che viene posto ai giovani giocatori alla fine degli allenamenti e richiama il ritorno per ora impossibile alla sua terra di un intero popolo.» (Giuseppe Acconcia, nazioneindiana.com)