Funeralopolis

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Funeralopolis, a suburban portrait

un film di Alessandro Redaelli
sceneggiatura: Daniele Fagone, Ruggero Melis, Alessandro Redaelli
fotografia: Alessandro Redaelli ● montaggio: Daniele Fagone, Ruggero Melis, Alessandro Redaelli
musica: Ruggero Melis
produzione: Alessandro Redaelli e K48
distribuzione: Zelia Zbogar
Italia, 2018 ● 94 min.

v.o. in italiano con sottotitolo in italiano

il film è vietato ai minori di 18 anni

Biografilm Festival 2017 ● Dok Leipzig

mercoledì 27 novembre alle 22.00 proiezione speciale, ospiti in sala gli autori
si festeggiano i due mesi e oltre di proiezioni e la raggiunta quota
di crowdfunding per l’edizione in dvd e bluray

Due amici di vecchia data, la periferia milanese, la musica, la droga: FUNERALOPOLIS, un ritratto di periferia, un documentario intenso e controverso senza filtri e censure.

lunedì 17 dicembre
22:30

martedì 18 dicembre
11:30

mercoledì 19 dicembre
21:50

Tra Bresso, Sesto San Giovanni e Milano, ci immergiamo nelle vite di Vash e Felce, che insieme fanno musica, si fanno di eroina e condividono tutto. La loro realtà è a volte brutale, spesso comica, tragica e romantica. La loro eterna ribellione non ha una causa, né uno scopo, né una fine. Vash e Felce sono cresciuti a Bresso, tra il campetto da calcio, i murales, le risse e i litigi, le case popolari e gli appartamenti occupati. Si sono incontrati grazie al rap, ai graffiti e la comune passione per l’esoterismo e le droghe e sono diventati amici nonostante due percorsi di vita molto diversi.

«Funeralopolis è stato realizzato con l’intento di raccontare da vicino le storie e gli ambienti in cui vivono i protagonisti. Questa vicinanza si riflette nell’uso della macchina da presa, così dentro all’azione che si fa compagna di viaggio dei due protagonisti. Vash e Felce la usano come confessionale e platea, rivolgendosi alla camera come se avessero davanti un pubblico, una folla di fan in delirio, pronta ad applaudire ogni loro gesto. La scelta di raccontare il mondo in bianco e nero è dettata dalla necessità di non estetizzare le immagini mostrate e il loro contenuto, uniformando tutti i momenti narrati: l’immagine in cui Vash bacia la sua ragazza assume lo stesso peso visivo di Vash che vomita per strada o di Felce che si inietta eroina. Il bianco e nero riduce il compiacimento nel mostrare il sangue delle ferite provocate dalla droga, creando distacco e dando allo spettatore la possibilità di guardare all’evento con la consapevolezza che si tratta di eventi reali, ma narrati attraverso il filtro del racconto cinematografico. » (Alessandro Redaelli)

«La camera non distoglie mai lo sguardo e mostra senza alcun filtro scene in cui Vash, Felce e i loro amici si iniettano eroina in casa, nel bagno di un treno o per strada, né tantomeno tenta di censurare le volgarità gratuite o le bestemmie. È proprio questa la forza di Funeralopolis: la sua estrema sincerità. Per girare un film così ci vuole coraggio, soprattutto perché il rischio che si corre confezionando un lavoro tanto distaccato ed oggettivo sulla droga e sulla periferia è quello di venire attaccati sul piano della morale, dato che a molti la mancanza di un giudizio quasi paternalistico sulla vicenda narrata potrebbe dare fastidio.» (Andrea Sorichetti, Anonima Cinefili)