Hannah

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Hannah

un film di Andrea Pallaoro
con Charlotte Rampling, André Wilms ● sceneggiatura:  Andrea Pallaoro, Orlando Tirado
fotografia: Chayse Irvin ● montaggio: Paola Freddi ● musiche: Michelino Bisceglia
produzione: Partner Media Investment, Left Field Ventures, Good Fortune Films
distribuzione: I Wonder
Italia, Belgio, Francia, 2015 ● 95minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

74° Mostra del Cinema di Venezia, in concorso: Coppa Volpi Miglior Attrice
Chicago IFF 2017, Miglior Fotografia

proiezione inaugurale il 12 marzo alle 21.30 seguita da videocollegamento
con l’autore, Andrea Pallaoro

un film accuratissimo, non solo nell’interpretazione superba della Rampling, ma anche nel suono, nel montaggio e nella fotografia, premiata a Chicago con questa motivazione:
Hannah racconta la storia di una donna molto cauta e circospetta ed è a sua volta un film circospetto, che si rifiuta di dettagliare i motivi e i contesti che stanno dietro al comportamento di una donna solitaria. Le immagini, quindi, devono trasmettere sentimenti e idee che la sceneggiatura e il personaggio non raccontano. Attraverso una composizione meticolosa, inquadrature inattese, una tavolozza di colori finemente calibrata, ottengono esattamente questo risultato.

Hannah aveva un marito, un figlio, un nipotino. Aveva un cane, un abbonamento in piscina, un lavoretto da governante. Ma a un certo punto è accaduto qualcosa e quella quotidianità rassicurante ha perso improvvisamente di senso. Suo marito è finito in carcere, e suo figlio non vuole parlarle. L’ombra di un terribile sospetto si allunga sulla sua stessa vita: chi è davvero suo marito? Perché lei è l’unica che sembra credere alla sua innocenza? Mentre tutto si sgretola, Hannah inizia a lottare, attimo dopo attimo, caparbiamente, per ricostruirsi una quotidianità “normale”.

«La sceneggiatura è stata scritta proprio per Charlotte. Anni fa la vidi per la prima volta in un film di Luchino Visconti, “La caduta degli dei”, e m’innamorai. (…) L’incontrai a Parigi e quell’incontro segnò l’inizio di un’amicizia; l’esperienza di creare questo personaggio con lei mi ha insegnato tantissimo. Lei scava al interno del mondo interiore del personaggio, lo fa in un modo che ammiro molto.
L’obiettivo e stato quello di penetrare il mondo interiore di questa donna, un personaggio intrappolato dalle sue incertezze, dalle sue dipendenze. Ho cercato proprio di favorire un approccio sensoriale ed emotivo, ancora di più di quello narrativo. (…)
Con il direttore della fotografia e i collaboratori abbiamo voluto trovare un linguaggio cinematografico che riflettesse sul senso di disorientamento e confusione che Hannah prova in questo momento della sua vita. Abbiamo cercato anche di mostrare una sorta di erotismo velato; volevo eccitare l’immaginazione dello spettatore nascondendo più che mostrando, invitare lo spettatore a seguire un percorso individuale, riflettere, mettersi in discussione e capire se stesso. Questa è la catarsi del cinema.» (Andrea Pallaoro)

«Radicale, ambizioso, volutamente estenuante: dopo l’ottimo esordio del 2013 con Medeas, Andrea Pallaoro mette in scena, in chiave antinarrativa, il dolore di una donna paralizzata dalla propria insicurezza, schiacciata dal peso della pressione sociale, incapace di ricostruirsi un’identità. E sceglie di farlo rinunciando quasi completamente al racconto, riducendo all’osso i dialoghi, frenando la progressione della trama fino quasi a fermarla.
Rifiutata la strada “facile” del racconto, Pallaoro si concentra con caparbietà sul volto, il corpo, l’espressività della sua grandissima protagonista, una Charlotte Rampling sempre sullo schermo, inquadrata a distanza ravvicinata per cogliere ogni sfumatura della lentissima e dolente presa di coscienza del personaggio. Un vero e proprio stalking visivo che Rampling sostiene con la classe di un’attrice capace di lavorare in sottrazione, desaturando i sentimenti, in un’austerità emotiva che ben si intona alla monacale impalcatura del film.» (Ilaria Ravarino, Mymovies.it)