Il dottor Stranamore

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Dr. Strangelove or: How I Learned
to Stop Worrying and Love the Bomb
Il dottor Stranamore

un film di Stanley Kubrick
con Peter Sellers, George C. Scott, Sterling Hayden, Keenan Wynn,
Slim Pickens, James Earl Jones, Peter Bull, Tracy Reed, Jack Creley
soggetto e sceneggiatura: Peter George, Stanley Kubrick, Terry Southern
fotografia: Gilbert Taylor ● montaggio: Anthony Harvey
scenografia: Ken Adam, Peter Murton ● musiche: Laurie Johnson
produzione: Hawk Films
distribuzione: Cineteca di Bologna
Gran Bretagna, 1964 ● 96 minuti

v.o.  con sottotitoli in italiano

1965, Academy Awards: Nomination come Miglior film, Miglior regia,
Miglior interprete protagonista, Miglior sceneggiatura non originale
BAFTA: Miglior film e Miglior regia ● SNCCI: Miglior regista straniero
New York Film Critics Circle Awards: Miglior regia

“La” parodia dell’ottusità militare e politica per antonomasia.
Il celebre film di Kubrick che si fa beffe dell’umanità soggiogata dai deliri di contrapposizione e complotto mondiale torna su grande schermo a cura de Il cinema ritrovato.

Un generale psicopatico americano, che fa parte dell’alto comando strategico dell’aereonautica, dà ordine a una squadriglia di aeroplani, attrezzati per il trasporto di bombe atomiche, di volare per un’azione contro l’Unione Sovietica. Subito dopo si chiude dentro la base, e quindi nessuno, compreso il presidente degli Stati Uniti, ha modo di intervenire.

«Fu a questo punto che decisi di trattare la storia come una commedia-incubo. Seguendo questo approccio, trovai che non interferiva mai con la presentazione di argomenti ben elaborati. Mentre eliminavo le incongruenze, mi sembrò meno stilizzata e più realistica di qualsiasi cosiddetta seria o realistica trattazione, che di fatto è più stilizzata rispetto alla vita stessa, per via della meticolosa esclusione delle banalità, dell’assurdo e delle incongruenze. Nel contesto dell’imminente distruzione del mondo, l’ipocrisia, le incomprensioni, la lascivia, la paranoia, l’ambizione, gli eufemismi, il patriottismo, l’eroismo ed anche la ragionevolezza possono evocare un’orribile risata.» (Stanley Kubrick)

«La fine del mondo in epoca atomica: nella sala da guerra del Pentagono (scenografie di Ken Adam), o a cavalcioni d’una bomba. Doveva essere un film serio: follie individuali, errori nel sistema di comunicazione e dispositivi segreti di reazione ‘preventiva’ rendono possibile l’annientamento termonucleare dell’umanità. Ma nella strada che porta alla morte, troppa vodka, troppa Coca-Cola, troppi missili fallici, troppi fluidi vitali repressi. E troppi, troppi Peter Sellers. Kubrick ce la mette tutta per ritardare l’esplosione, ma alla fine scoppia a ridere (e pare che nel film lo si possa sentire). L’atto di nascita del cinema demenziale.» (da distribuzione.ilcinemaritrovato.it)

«Con il suo senso del grottesco, Kubrick mette in evidenza la pulsione di morte che governa la società, così come l’uomo. E l’abisso che separa lo sviluppo tecnologico dalla natura umana. Realizzato due anni dopo la crisi dei missili di Cuba, che stava per fare scoppiare una guerra atomica, il film ha la precisione implacabile di un meccanismo a orologeria e l’originale libertà che gli conferiscono i suoi interpreti. In particolare Peter Sellers, nel triplice ruolo di presidente americano, di ufficiale britannico e di scienziato tedesco.» (Michel Ciment)