IN QUESTO MONDO

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IN QUESTO MONDO

un film di Anna Kauber
con Michela Battasi, Donatella Germano, Rosetta Germano, Gabriella Michelozzi
fotografia: Anna Kauber ● montaggio: Esmeralda Calabria
musiche: Valerio Camporini Faggioni
produzione: Solares Fondazione delle Arti, Akifilm
distribuzione: Solares Fondazione delle Arti
Italia, 2018 ● 100 minuti

v.o. in italiano con sottotitoli in inglese

Torino Film Festival 2018: miglior documentario

giovedì 16 maggio, alle 21.40, ospite in sala la regista Anna Kauber
e festeggiamenti con Aurélie Martin per il secondo compleanno di “Alveare Beltrade”
in sala anche Laura Cremonesi di La grande zucca

Miglior documentario al Festival di Torino, “In questo mondo” è l’incontro tanto intimo quanto potente con un universo femminile ai più sconosciuto. Ma la cui testimonianza è esempio di preziosa, necessaria virtù.

domenica 26 maggio
13:00

lunedì 27 maggio
18:20

martedì 28 maggio
13:20

mercoledì 29 maggio
20:00

Il documentario racconta la vita delle donne pastore in Italia ed è il risultato di un viaggio di più di due anni, di circa 17,000 km percorsi e di 100 interviste rivolte a donne di età compresa tra i 20 e i 102 anni. La figura del pastore, nell’immaginario e nella simbologia più diffusa, è sempre stata associata al genere maschile. Ma il settore dell’allevamento ovi-caprino si sta femminilizzando, sempre più donne scelgono di svolgere questo lavoro tradizionalmente patriarcale. Le donne pastore impegnate quotidianamente nella loro attività vivono spesso sole, ma anche con compagni e con la loro famiglia, pienamente coinvolte nelle attività sociali e economiche della comunità in cui vivono. Il film racconta queste donne attraverso la personale esperienza della regista che ha vissuto con loro per qualche giorno, immergendosi intimamente e profondamente nella loro quotidianità. I legami di amicizia e affetto che si sono creati sono diventati dunque la linea narrativa, intima e spontanea, che ci introduce alle motivazioni delle protagoniste, alle difficoltà incontrate e alle soddisfazioni ricavate. Il documentario è quindi la rappresentazione di questo insolito mondo, dove il distintivo approccio femminile implica il prendersi cura degli animali, e tutelarne la straordinaria biodiversità e insieme a questo, preservare i maestosi paesaggi italiani d’alta quota.

«Verso queste donne ho un debito di riconoscenza, perché mi hanno fatto sentire la malinconia del distacco e nel film si percepisce fortissima questa sensazione. La bellezza, la gioiosità di quello che abbiamo vissuto si trasforma in una velata tristezza e forse emerge anche la consapevolezza di quello che ci perdiamo, i paesaggi, l’aria pulita, il ciclo delle stagioni e quindi della vita. In altre parole ho documentato non un’Italia minore, ma migliore. Durante il mio viaggio ho visto anche interi paesi vuoti e la lotta delle donne pastore è una lotta da supportare perché interessa anche noi con la tutela della montagna; i danni ambientali e idrogeologici passano per l’abbandono e il dissesto di queste zone e di cui vediamo le conseguenze anche in pianura» (Anna Kauber)

«In quei totali immersi nella bruma, con gli ovini che scendono i pendii montani in direzione del pascolo dove trascorreranno la loro giornata, si può respirare l’atemporalità di un rapporto tra umano e bestiale che esiste da così tanto da non apparire quasi trasfigurato, sognante, onirico. Quella potenza scenica, quello strapotere del paesaggio, è sicuramente uno dei valori aggiunti di un documentario che non fa comunque dell’estetica un punto d’arrivo, ma di ripartenza. Nell’appropriazione di un meccanismo della società gestito nel tempo dal maschile rientra in qualche modo anche la messa in dubbio dello sguardo maschile, la ricerca di una prospettiva nuova, per raccontare e per raccontarsi. Una sfida che è solo all’inizio, ma viene qui resa con chiarezza d’intenti.» (Raffaele Meale, Quinlan.it)