L’INSULTO

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L’insulto ● L’insulte

un film di Ziad Doueiri
con Adel Karam, Kamel El Basha, Camille Salameh, Rita Hayek
Christine Choueiri, Diamand Bou Abboud
sceneggiatura: Ziad Doueiri, Joëlle Touma ● fotografia: Tommaso Fiorilli
montaggio: Dominique Marcombe ● musica: Eric Neuveux
produzione: Ezekiel Films, Rouge International, Tessalit Productions
distribuzione: Lucky Red
Libano, 2017 ● 113 minuti

v. originale in arabo con sottotitoli in italiano

Venezia 74: Coppa Volpi migliore interpretazione maschile ● Academy Awards 2018:
nominato all’Oscar come miglior film in lingua straniera

Un film che parla con maestria di come i conflitti individuali possano creare rigidezze crescenti e allargarsi a macchia d’olio, diventando oggetto di sfruttamento mediatico. Viceversa, i due protagonisti sono a loro volta vittime di ferite collettive rimosse ma mai sanate: il meccanismo è quindi nei due sensi, e coinvolge la politica e  i media con una duplice responsabilità: di eccesso di esposizione, ma anche di rimozione della verità. e da lì, dal riconsiderare la rimozione, suggerisce il regista, si può ripartire per tornare dall’insulto alla stretta di mano

Un litigio nato da un banale incidente porta in tribunale Toni e Yasser. La semplice questione privata tra i due si trasforma in un conflitto di proporzioni incredibili, diventando a poco a poco un caso nazionale, un regolamento di conti tra culture e religioni diverse con colpi di scena inaspettati. Toni, infatti, è un libanese cristiano e Yasser un palestinese. Al processo, oltre agli avvocati e ai familiari, si schierano due fazioni opposte di un paese che riscopre in quell’occasione ferite mai curate e rivelazioni scioccanti, facendo riaffiorare così un passato che è sempre presente.

«Avevo in mano tutte le dinamiche per dare vita ad una storia costruita su un evento che va fuori controllo. Inizio sempre i miei film con una tensione, un incidente. Cerco di vedere la serie di fatti che ne derivano. Inizio con i miei personaggi, descrivo chi sono all’inizio e chi diventano alla fine del film. In questo caso non avevo uno, bensì due personaggi principali: Toni e Yasser. Tutti e due hanno delle colpe, i loro passati sono pervasi da una serie di ostacoli interni. Come se non bastasse, si trovano in un ambiente esterno molto carico, elettrico. Il personaggio di Toni ha un segreto, gli è successo qualcosa. Nessuno vuole parlarne perché è un tabù, e sente che questa è un’ingiustizia enorme. Anche Yasser ha delle difficoltà. L’esperienza gli ha insegnato a non fidarsi del sistema giuridico. (…) I drammi giudiziari forniscono agli sceneggiatori un luogo in cui mettere a confronto due antagonisti. Puoi riprendere il loro confronto faccia a faccia. È una specie di versione moderna del western, ambientato però in un ambiente chiuso. Questo è quello che ho cercato di ottenere dato che questo film descrive una sorta di duello tra Toni e Yasser.» (Ziad Doueiri)

«Forte di una sceneggiatura (scritta insieme a Joelle Touma) che gli consente di entrare e uscire a proprio piacimento dalla procedura dibattimentale e di perlustrare tanto le stanze del potere quanto l’anonimato delle strade, Doueiri è bravo a non perdersi nella retorica di una situazione tanto scontata quanto lontana da una soluzione definitiva. Alla stregua di un film di Asghar Farhadi “L’insulto” riesce non solo a farci vedere la stessa realtà da punti di vista diversi, costringendoci ogni volta a riformulare certezze che avevamo già acquisito ma, assumendo le forme di un thriller esistenziale, ricostruisce le esperienze personali di Toni e Yasser, portando alla luce un rimosso così tragico e indicibile da farne entrambi delle vittime di uno scontro fratricida, senza bisogno che il processo ne decreti innocenza o colpevolezza.» (Carlo Cerofolini, Onda Cinema)