Isabelle

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Isabelle

un film di Mirko Locatelli
con Ariane Ascaride, Robinson Stévenin, Lavinia Anselmi, Samuele Vessio
soggetto e sceneggiatura: Mirko Locatelli, Giuditta Tarantelli ● fotografia: Ugo Carlevaro
montaggio: Fabio Bobbio  ● musiche: Mirko Locatelli
produzione: Strani Film e AgatFilms & Cie. con Rai Cinema
distribuzione: Strani Film e Mariposa
Italia, 2018 ● 90 minuti

v.o. in italiano e in francese con sottotitoli in italiano

2018, Montreal World Film Festival, Miglior Sceneggiatura
Cape Town International Film Market & Festival, Miglior Attrice

giovedì 29 novembre alle ore 21.40 il regista Mirko Locatelli sarà in collegamento via skype

Il regista milanese Mirko Locatelli e la co-sceneggiatrice Giuditta Tarantelli propongono nel loro nuovo film un dramma borghese, intimo e misurato, ma che colloca i personaggi e le loro esistenze sul ciglio di un baratro.

Interpretato da una splendida Ariane Ascaride (che ha avi italiani), nei panni di un’astronoma che vive nella campagna triestina, durante un’estate assolata e cruciale

lunedì 17 dicembre
18:20

mercoledì 19 dicembre
13:50

Isabelle è un’astronoma di origini francesi, vive in Italia in una grande casa immersa tra i vigneti sulle colline nei pressi di Trieste. Il sole splende sulla campagna, il mare a pochi chilometri si infrange sulla costa rocciosa, il paesaggio è un paradiso e come tutte le estati suo figlio Jérôme passerà qualche tempo con lei. Isabelle lo ama molto, è pronta a fare qualsiasi cosa per lui, ma l’incontro con Davide, un giovane che sta attraversando un momento di grande difficoltà, stravolgerà le loro vite e Isabelle dovrà compiere una scelta che porterà inevitabilmente a un epilogo doloroso

«Quando ho iniziato a immaginare una direzione per Isabelle, mi sono imposto di rifuggire gli stereotipi del cinema di genere, a vantaggio degli aspetti più intimi dei singoli personaggi, tutti incapaci di gestire un ruolo che la vita gli ha riservato loro malgrado. Ho sempre pensato a Isabelle come uno di quei personaggi del teatro borghese di Augier o Dumas, che portano il gioco della vita e della morte sul palcoscenico, che lottano contro se stessi e il loro sistema di valori pur di proteggere la propria posizione sociale. Isabelle è anche un film sull’incedere del tempo sui corpi, sull’ipocrisia e l’egoismo degli esseri umani, sul coraggio e la coscienza con la quale prima o poi ognuno di noi è obbligato a confrontarsi.» (Mirko Locatelli)

«Mirko Locatelli, a cinque anni dal film I corpi estranei e dieci da Il primo giorno d’inverno, torna ora a parlarci, con Isabelle, di solitudine e dolore, di una sfida esistenziale quasi impossibile da fronteggiare. Lo fa attraverso uno splendido personaggio, interpretato dalla straordinaria Ariane Ascaride, che col passare del tempo sta diventando ancora più intensa e più lieve. L’abbiamo conosciuta, seguita e amata attraverso il cinema del marito Robert Guédiguian (ultimo film, La casa sul mare). Come Guédiguian, Mirko Locatelli riesce a renderla nella leggerezza dei suoi vestiti a fiori e a valorizzarla nei gesti quotidiani: fare la spesa, telefonare, guidare la macchina, preparare la marmellata, curare il giardino o lavorare al Centro di Fisica come docente, in un qui e ora quasi invidiabile. Il suo italiano con la cadenza francese, la parlata veloce, ma non nevrotica, l’energia e la grazia del suo incedere ce la rendono amica, mentre riempie la scena con la disinvoltura che le appartiene.
Per lei e per la sua storia, Locatelli ha abbandonato le grigie atmosfere milanesi in cui si muoveva disperato Filippo Timi ne I corpi estranei e ha scelto Trieste: una città di mare e montagna, discreta, più condizione dell’anima che paesaggio compiaciuto (…) più suggerita che rappresentata, nei suoi aspetti di apertura e chiusura, come i due mondi di Isabelle. Luogo mimetico che nelle luci e nei temporali estivi fa da sfondo al mondo interiore della protagonista, alle sue sicurezze e alla sua fragilità.
Un dramma borghese, quindi, in cui nonostante la modernità dei personaggi, si ripete il modello che tanta letteratura e tanta realtà ci hanno raccontato, quello di una madre che difende il bene a lei più caro, il proprio figlio. (…) Mirko Locatelli, ora al suo terzo film di finzione, ha confermato una competenza non comune: quella di aderire all’intimità, al dolore (ora anche al senso di colpa), mantenendo dall’inizio alla fine la giusta distanza.» (Margherita Fratantonio, Taxidrivers)