Kobarid ● Caporetto

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KOBARID ● Caporetto

un film di Christian Carmosino Mereu
narrato da: Alessio Boni ● sceneggiatura: Christian Carmosino Mereu, Marina Margioni
fotografia: Christian Carmosino Mereu ● montaggio: Fabrizio Mambro
musiche: Svarte Greiner, Fabrizio Mambro
produzione: Command B, Centro Produzione Audiovisivi – Università Roma Tre, Incandenza Film
distribuzione: Christian Carmosino Mereu
Italia, 2019 ● 100 minuti

v.o. in italiano

2019, Trieste Film Festival: concorso doc

martedì 29 ottobre alle ore 20.00 serata speciale, chiacchiere via web con il regista
Christian Carmosino Mereu, modera Andrea Pastor (Filmcritica)

Caporetto non si può, non si deve dimenticare. simbolo di una guerra se possibile più insensata di altre, la memoria del massacro di Kobarid racchiude in sé le voci dei soldati che ancora parlano a chi visita oggi quei paesaggi naturali intrisi di un respiro inconfondibile, tra vita e morte.

Kobarid racconta la guerra, la disfatta, il fallimento delle politiche di potenza, il massacro dei soldati e dei civili e lo fa dando voce alle montagne, ai boschi, alle trincee, alla moltitudine di anonimi soldati che nella lotta per la sopravvivenza non perdono la loro umanità, anzi riscoprono, nella terra di nessuno tra la vita e la morte, il senso di fratellanza e la solidarietà che il delirio nazionalista e bellicista aveva spazzato via. Kobarid è la voce dei senza nome e dei senza voce, dei soldati semplici gettati di fronte alla quotidianità della morte. Kobarid è un inno alla vita, corale, tragico, poetico, in tempo di guerra. La voce di Kobarid è la voce delle tante guerre ancora in corso, è il fiume carsico che interrandosi resiste alla desertificazione della guerra, alla sua tabula rasa. La voce di Kobarid ci racconta che ogni nuovo inizio germoglia nella disfatta.

«Ho visitato Kobarid (Caporetto) per la prima volta nell’estate 2016 e sono rimasto colpito profondamente dalla distanza tra l’immane tragedia legata alla celebre battaglia della Grande Guerra, sempre viva nei miei ricordi di appassionato di storia contemporanea, e l’apparente tranquillità e inerzia del classico paesino di montagna così come si presenta oggi.
In un tiepido pomeriggio di agosto vi si possono incontrare giovani e famiglie che in alcuni casi sono solo di passaggio, in altri sono lì per le attrattive naturalistico-sportive (rafting, kayak, mountain bike, pesca, ecc.). Queste presenze umane così distratte, inconsapevoli o disinteressate della tragedia vissuta in quei luoghi “solo” cento anni prima, mi hanno suggerito l’idea del film.» (Christian Carmosino Mereu)

«Come nel cinema di Patricio Guzmán, capace di estrarre la memoria dall’acqua e dalla natura, Kobarid mira a dare voce a quelle parole e a quei pensieri, a quel dolore, nell’aria in quel paesaggio di neve, montagne e ruscelli. Lo fa con una struttura che alterna le immagini di quei luoghi come sono oggi e lo schermo nero che fa da sfondo alla lettura dei diari dei soldati che parteciparono a quell’eccidio. […] tutto è assemblato in un unico flusso verbale, tanto da generare l’impressione che la fonte sia quella di un unico diario di guerra. Il regista dà voce così a una coscienza collettiva, al pensiero indistinto di un milite ignoto e anonimo.» (Giampiero Raganelli, Quinlan.it)