Kusama: Infinity

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Kusama: Infinity

un film di Heather Lenz
con Yayoi Kusama
sceneggiatura: Keita Ideno, Heather Lenz ● fotografia: Hideaki Itaya, Ken Kobland, Hart Perry
montaggio: Keita Ideno ● musiche: Allyson Newman
produzione: Goodmovies Entertainment, Lenz Filmz, Octopus Originals
distribuzione: Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema
Usa, 2018 ● 78 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

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Il viaggio dell’artista Yayoi Kusama dall’educazione conservatrice in Giappone alla sua notorietà in America negli anni ’60, la storia di una pioniera che ha dovuto superare il sessismo, il razzismo e la malattia mentale per perseguire il sogno di essere un’artista.

lunedì 25 marzo
11:00

Nel 1958, una giovanissima artista giapponese si trasferì a New York dopo aver scritto a Georgia O’Keeffe per esprimere ammirazione e cercare indicazioni su come entrare nella scena artistica newyorkese. Miracolosamente, O’Keeffe rispose e Yayoi Kusama lasciò così ciò che considerava la cultura conformista del Giappone per tntare di affermarsi nella Grande Mela. Ispirate dalla rivoluzione politica e sociale americana degli anni ’60, le innovazioni avanguardistiche di Kusama hanno guadagnato notorietà ma poca fama o successo nonostante sia stata pioniera di audaci ed inedite sculture morbide, protagonista di proteste da nuda contro la guerra in Vietnam e ideatrice di abbaglianti e fantasiose creazioni a pois.

«Ho conosciuto per la prima volta l’arte di Kusama mentre mi laureavo in Storia dell’Arte. All’epoca, studiavo su tomi enormi ma che raramente contenevano anche solo un paragrafo sull’arte prodotta dalle donne. Quando ho visto per la prima volta i lavori di Kusama, ho immediatamente percepito un legame istantaneo con la sua arte. Mentre imparavo di più sulla vastità di lavori che Kusama ha creato durante la sua vita, in particolare a New York tra il 1958 e il 1973, ho compreso che i suoi contributi al mondo dell’arte non erano stati adeguatamente riconosciuti. Successivamente, mentre facevo un Master in Cinema alla University of Southern California, ho deciso di fare un film su questa straordinaria artista giapponese per condividere la sua storia con un pubblico più ampio. […] Volevo che chiunque sapesse che quella di Kusama è la storia di una pioniera che ha dovuto superare il sessismo, il razzismo e la malattia mentale per perseguire il sogno di essere un’artista. Spero perciò che le persone trovino stimolante il film.» (Heather Lenz)

«”Voglio vivere per sempre. Desidero il sole luccicante della vita”, dice fuori campo l’artista giapponese Yayoi Kusama, classe 1929, mentre sullo schermo, a volo d’uccello, vediamo le sue stanze ossessive fatte di luci intermittenti e ipnotiche, pois che interpretano i vuoti dell’universo ed escrescenze di un body impazzito, che finisce fuori «confine», smarrendosi come in un incubo anche in un campo di fiori. Eppure la sua storia è una via crucis costellata di rifiuti, esili da sé, indebite cancellazioni della sua arte e del suo sentire.» (Arianna Di Genova, il Manifesto)