LA MIA CASA E I MIEI COINQUILINI

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La mia casa e i miei coinquilini ● Il lungo viaggio di Joyce Lussu

un film di Marcella Piccinini
con Tommaso Giuffredi, Paola Lussu (Joyce Lussu), Marco Bellocchio, Daniela Ceselli
sceneggiatura: Marcella Piccinini ● fotografia: Marcella Piccinini, Raoul Torresi, Gigi Martinucci,
Marcello Dapporto ● montaggio: Paolo Marzoni, Marcella Piccinini
musiche: Marco Biscarini, Patrizio Barontini, Luca Leprotti, Nico Della Vecchia
Daniele Furlati, Evanthia Reboutsika, Stefania Tscantret
produzione: Marcella Piccinini
Italia, 2016 ●  56 minuti

v.o. in italiano

2016, Sardinia FF: Premio Migliore Documentario ● DOC Film Festival: Premio Libero Bizzarri
Bellaria Film Festival: Menzione “Paolo Rosa” ● Sole Luna Festival: Sole Luna Award

ospite in sala la regista Marcella Piccinini, Alina Marazzi e Silvia Ballestra
modera la serata Alice Arecco

Un viaggio nella vita di Joyce Lussu, le tappe della sua partecipazione attiva a una lotta comune, senza distinzioni di genere, per un’umanità più pacifica e più giusta.

Il lungo viaggio di Joyce Lussu tra fronti e frontiere, tra l’antifascismo militante e la lotta anticolonialista. Lo fa con la voce di Maya Sansa e attraverso suggestivi materiali d’archivio, compresa una storica intervista rilasciata a Marco Bellocchio nel 1994, che inizialmente doveva girare il film poi invece realizzato dalla Piccinini. Punto di partenza è la casa di Joyce Lussu a Fermo, una casa che testimonia un’esistenza drammatica ma piena di poesia, e racconta dell’esilio in Francia con il marito Emilio, delle lotte femministe in Sardegna, dell’impegno come scrittrice e traduttrice di autori militanti come Nazim Hikmeth, turco, e Agostinho Neto, il futuro presidente dell’Angola. Ogni passione e ogni viaggio sono tappe di un percorso più lungo: l’impegno di una vita per un’umanità più pacifica e più giusta.

«La prima volta che ho visto l’ intervista di Marco Bellocchio sono rimasta impressionata (…). Joyce Lussu mi ha conquistato per la sua immediatezza e il suo essere senza barriere.(…) i suoi libri (…) mi hanno lasciato senza fiato, probabilmente perché avevo proprio bisogno di sentirmi dire tante cose di cui Joyce parla nei suoi libri e soprattutto nel modo in cui lei ne parla. (…) Mio nonno era un partigiano, è stato torturato. In casa, quando si parlava del periodo della seconda guerra mondiale, il nonno si innervosiva molto (…) mi azzittiva, come se fosse impossibile, per chi non lo aveva vissuto in prima persona, capire quel periodo. (…) Ho rivissuto nelle descrizioni di Joyce alcune emozioni che mi erano arrivate dai racconti dei miei nonni. (…) E questo, anche psicologicamente, ha reso il mio compito ancora più difficile e impegnativo, perché ricordavo il volto serio e severo del nonno quando mi leggeva le poesie di Primo Levi. (…) Mi sono lasciata convincere quando Marco mi ha detto di fare un documentario “autoriale”, di sentirmi libera nella scelta degli argomenti da trattare, e di non cercare ansiosamente una cosa impossibile, e cioè di fare il film che immaginavo avrebbe fatto lui.» (Marcella Piccinini)

«Marcella Piccinini (…) decide di avvicinare in modo del tutto originale una delle figure più rappresentative della rivolta antifascista d’Italia. (…) a emergere sarà (…) un’idea di rivolta – e di linea di fuga dal/contro il potere – che Lussu seppe trasmettere con forza per tutta la vita. Il racconto di vita di Joyce costituisce, tuttavia, soltanto un primo livello di narrazione per Piccinini, che lo restituisce in fuori campo e lo nobilita attraverso il diretto collegamento con immagini d’archivio. (…) Un incredibile lavoro di montaggio (anche sonoro) conduce il documentario verso un (…) ultimo livello (…) dove a immagini di città e popolazioni, di tratti e attimi fugaci di vita comune, si aggiungono insetti e animali della terra, carcasse e cibo in avaria, che restituiscono l’idea di fondo di un mondo dalla connotazione fortemente organica, ma in evidente stato di cancrena. (…) simboli di vita e di morte si danno il cambio in un “montaggio parallelo” dal sapore forte di rovina, ma poi anche di lotta e rinascita nella casa del mondo.» (Martina Puliatti, Sentieri Selvaggi.it)