Ladri di biciclette

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LADRI DI BICICLETTE

un film di Vittorio De Sica
con Lamberto Maggiorani, Enzo Stajola, Lianella Carell, Elena Altieri, Gino Saltamerenda
Vittorio Antonucci, Giulio Chiari, Michele Sakara, Fausto Guerzoni , Carlo Jachino
soggetto: Cesare Zavattini ● sceneggiatura: Oreste Bianconi, Cesare Zavattini, Suso Cecchi D’Amico
Adolfo Franci, Gherardo Gherardi, Vittorio De Sica, Gerardo Guerrieri
fotografia: Carlo Muontori ● montaggio: Eraldo Da Roma ● musiche: Alessandro Cicognini
produzione: Produzioni De Sica
distribuzione: Cineteca di Bologna
Italia, 1948 ● 88 minuti

v.o. in italiano

1950, Academy awards: Oscar onorario al Miglior film straniero
Golden Globe: miglior film straniero
BAFTA: miglior film straniero ● 1949, Locarno IFF: premio speciale della giuria a Vittorio De Sica
Nastri d’Argento: miglior film, regia, soggetto, sceneggiatura, fotografia, colonna sonora

Per celebrare i Settant’anni dall’uscita la Cineteca di Bologna riporta in sala in versione restaurata il capolavoro del neorealismo italiano diretto da De Sica.
“Il centro ideale attorno al quale orbitano le opere degli altri grandi registi del neorealismo” secondo Bazin, la storia di un attacchino diventa quadro della miseria dell’Italia del dopoguerra.

lunedì 18 febbraio
13:30

mercoledì 20 febbraio
17:50

Nella Roma del secondo dopoguerra un uomo, disoccupato da tempo, ottiene il lavoro di attacchino municipale ma il primo giorno di lavoro gli rubano la bicicletta. Passa tutta la domenica insieme al figlio per cercarla.

«Perché pescare avventure straordinarie quando ciò che passa sotto i nostri occhi e che succede ai più sprovveduti di noi è così pieno di una reale angoscia? (…) Che cos’è infatti il furto di una bicicletta, tutt’altro che nuova e fiammante, per giunta? A Roma ne rubano ogni giorno un bel numero e nessuno se ne occupa, giacché nel bilancio del dare e avere di una città chi volete che si occupi di una bicicletta? Eppure per molti, che non possiedono altro, che ci vanno al lavoro, la tengono come unico sostegno nel vortice della vita cittadina, la perdita della bicicletta è un avvenimento importante, tragico, catastrofico» (Vittorio De Sica)

«Vittorio De Sica realizza un capolavoro di semplicità e tensione narrativa, il soggetto di Cesare Zavattini prende spunto da un romanzo (omonimo di Luigi Bartolini) ma la suggestione letteraria è un pretesto. Là era un artista a perdere la bicicletta e a cercarla per quartieri popolari che non gli appartenevano, qui è un uomo, già spezzato da anni di disoccupazione, che insieme a un ragazzino ormai adulto perché l’unico a portare i soldi a casa, fa di quella ricerca un gesto di pura sopravvivenza. (…) Un classico del cinema italiano che ha saputo fare di un piccolo fatto insignificante il manifesto di un Paese che faticosamente cercava di superare il dopoguerra.» (Chiara Ugolini, Repubblica.it)