l’amico americano

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L’AMICO AMERICANO ● DER AMERIKANISCHE FREUND

un film di Wim Wenders
con Bruno Ganz, Dennis Hopper, Lou Castel, Lisa Kreuzer ● sceneggiatura: Wim Wenders
fotografia: Robby Müller ● montaggio: Peter Przygodda, Barbara von Weitershausen
musiche: Jürgen Knieper
produzione: Road Movies/Du Losange/Wnders
distribuzione: Viggo Distribuzione
Francia, Germania, 1977 ● 128 minuti

v.o. tedesco, inglese, francese con sottotitoli in italiano

torna in versione restaurata sul grande schermo L’AMICO AMERICANO, thriller del 1977, diretto da Wim Wenders, con Bruno Ganz e Dennis Hopper.

lunedì 23 luglio
15:30

Jonathan, restauratore ad Amburgo e gravemente malato, accetta dall’avventuriero americano Tom Ripley l’incarico di diventare un sicario per un malavitoso francese. Il compito per Jonathan si fa via via più rischioso. Tom, che gli è diventato amico, lo aiuta sia a compiere la missione, sia a sfuggire alla vendetta dei gangster bersaglio dell’azione.

«Nel caso de L’amico americano il modello non fu un fotografo bensì un pittore: Edward Hopper. Ma ancora più importante è stato il desiderio di lavorare su un romanzo di Patricia Highsmith. Avrei voluto The Cry of the Owl (Il grido della civetta) ma purtroppo i diritti non erano disponibili. Ho tentato allora con The Tremor of Forgery (La spiaggia del dubbio) e anche in questo caso non c’era stato nulla da fare. Così lei si è impietosita e mi ha dato il manoscritto del romanzo che stava scrivendo: Ripley’s Game (L’amico americano). Handke che la conosceva, ci aveva presentati e, dopo aver tenuto una corrispondenza, ci siamo incontrati. La storia si svolge in Francia e in Germania: il protagonista vive vicino a Parigi e muore ad Amburgo. Nel film ho invertito tutto ed è stato un cambiamento molto più importante di quanto avessi creduto nella mia ingenuità.» (Wim Wenders)

«L’America di Wenders è cupa, grigia, quasi invisibile nello svolgersi degli eventi, e compare come un ossessione urbana, distaccata dall’immagine classica del Cinema hollywoodiano, bensì pregna di vagiti underground che rendono il (micro)cosmo urbano più solido e reale. Tra ritmi lenti e improvvise escalation di violenza, fisica ma soprattutto morale, il poliziesco assume a forma ibrida, tra canto disperato di preghiere all’esistenza e spietato inno allo spirito animale, e animalesco, che aleggia in ogni individuo. Perfetti interpreti di questa discesa infernale, nei panni di figure assai diverse ma al contempo profondamente simili, Dennis Hopper e Bruno Ganz cavalcano lo schermo con sopraffina bravura.» (Maurizio Encari, Sentieri selvaggi)