L’APPARTAMENTO

/ / Senza categoria

L’APPARTAMENTO ● The Apartment

un film di Billy Wilder
con Jack Lemmon, Shirley MacLaine, Fred MacMurray, Ray Walston, Jack Kruschen, David Lewis,
Hope Holiday, Joan Shawlee, Naomi Stevens, Johnny Seven, Joyce Jameson, Willard Waterman
sceneggiatura: Billy Wilder, I.A.L. Diamond ● fotografia: Joseph LaShelle ● montaggio: Daniel Mandell
musiche: Adolph Deutsch
produzione: THE MIRISCH CORPORATION
distribuzione: Cineteca di Bologna / Il cinema ritrovato
Usa, 1960 ● 125 minuti

v.o. in inglese con sottotitoli in italiano

Oscar 1961: Miglior film, Miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior montaggio e miglior scenografia ● Mostra del cinema di Venezia: Coppa Volpi a Shirley MacLaine

torna in sala grazie al Cinema Ritrovato uno dei grandi classici di Billy Wilder, L’appartamento,  un capolavoro della commedia agrodolce e della satira sociale con Shirley MacLaine e Jack Lemmon.

C.C. Baxter è contabile presso una grande compagnia di assicurazioni, a New York. Per tentare di fare carriera, affitta il suo appartamento ai dirigenti per i loro incontri extraconiugali, nonostante in questo modo, tra ritardi e imprevisti, non riesca quasi a vivere a casa propria. Le cose per lui si complicano terribilmente quando si innamora di Fran Kubelik, ascensorista della compagnia, amante del capo del personale, a sua volta interessato all’utilizzo dell’appartamento di Baxter.

«Ricordo molto, molto bene come è nato L’appartamento. Vidi Breve incontro di David Lean, e nel film Trevor Howard era il protagonista. Un uomo sposato ha una relazione con una donna sposata, e usa l’appartamento di un compagno per i suoi scopi sessuali. Sono sempre stato convinto che l’amico di Trevor Howard, che appare solo in una o due piccole scene e che torna a casa e si getta sul letto caldo che gli amanti hanno appena lasciato, potesse essere un personaggio molto interessante. Presi qualche appunto, e anni dopo, dopo aver finito A qualcuno piace caldo, volevamo fare un altro film con Jack Lemmon. Mi capitò tra le mani quella nota, e ci mettemmo a parlare del personaggio, incominciammo la struttura, attaccammo con i tre atti, gli altri personaggi; e elaborammo lo schema, e quando avemmo abbastanza materiale allora lo passammo a Mr. Lemmon e a Walter Mirisch e alla United Artists.» (Billy Wilder)

«La connotazione disturbante del film sta proprio in quella incapacità di farsi riconoscere immediatamente come commedia a tutto tondo, a causa di quell’incomprensibile risvolto amaro e drammatico, vero motore del film, che si trasforma in perfetto equilibrio della sceneggiatura e della narrazione. Nell’introversione drammatica trova traduzione, con tratti essenziali che restano eccellenti soluzioni, la solitudine metropolitana unita a quella che si chiamava alienazione del lavoro, stemperata nell’ironia caustica delle situazioni. Questo impianto porta il film verso coordinate instabili rispetto ai consolidati clichè della commedia. Ma la specialità di Wilder è proprio quella di giocare con lo smascheramento della realtà, di tradurre il dramma in commedia per farlo (tornare a) diventare ambiguo e sfuggente, di giocare con la maschera prendendosi gioco delle convenzioni.» (Tonino De Pace, sentieri selvaggi)