Last Men in Aleppo

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LAST MEN IN ALEPPO ● آخر الرجال في حلب

un film di Firas Fayyad
con Khaled Umar HarahBatulMahmoud, Abu Omar
sceneggiatura: Firas Fayyad ● fotografia: Mujahed Abou Al Joud, Fadi Al Halabi,
Hassan Kattan, Thaer Mohamad ● montaggio: Michael Bauer, Steen Johannessen
musiche: Karsten Fundal
produzione: Larm Film, Aleppo Media Center
distribuzione: Wanted, GA&A
Danimarca, Siria, Germania, 2017 ● 104  minuti

v.o. arabo con sottotitoli in italiano

Sundance FF 2017, Gran Premio della Giuria ●  CPH:DOX, DOX:AWARD ● Oscar 2018,
Nomination per miglior documentario ● Full Frame Documentary FF, Full Frame
Inspiration Award 2017 ● Sarasota FF 2017, Documentary Feature Competion

Nel giorno di uscita di Insyriated dedichiamo la giornata alla Siria e alla guerra che la sta devastando, con altri due film belli e necessari: Last men in Aleppo e Eau Argentée

Uno sguardo nella inquieta e inquietante realtà quotidiana di Aleppo raccontata attraverso lo sguardo quotidiano dei soccorritori. Un tentativo di dare voce e identità alle migliaia di corpi che ogni giorno scrutiamo nella loro tragedia ma di cui non afferriamo la pulsante e disperata vitalità.

mercoledì 25 aprile
11:50

mercoledì 2 maggio
11:10

Khaled Mahmoud e Subhi sono due volontari dei White Helmets, la forza civile siriana sempre in prima linea sul fronte di Aleppo per soccorrere le vittime dello scontro infinito tra le forze ribelli e l’esercito di Assad. Tra il fuoco dei bombardamenti e degli attacchi terroristici, i due compagni confrontano faccia a faccia l’orrore della distruzione e della morte con l’unico scopo di salvare chi non ha ceduto sotto il peso delle macerie.

«L’intenzione è quella di mostrare come gli esseri umani sopravvivano in un contesto di pura guerra, soprattutto questi cittadini che non hanno niente per difendere le proprie vite. Volevo rivelare come essi trovino nella non-violenza uno strumento di sopravvivenza. I media si concentrano esclusivamente su coloro che lasciano le città e scappano via, ma non si fermano mai a raccontare il conflitto interiore e le storie di chi invece vive ancora in Siria. Dunque per me era importante focalizzare proprio questo conflitto interiore di chi non ha intenzione di andare via e si interroga su come possa essere utile per il suo popolo e per la sua famiglia. Inoltre c’è la storia dei Caschi Bianchi, non tanto come organizzazione quanto come persone che hanno coscienza di poter fare qualcosa per il proprio paese. Ma nel momento in cui decidono di intraprendere questa strada, si trovano nel mezzo di un nuovo conflitto: quello tra la propria famiglia e il loro dovere.» (Feras Fayyad)

«Cosa sta succedendo in Siria? Una strage, una guerra può esser raccontata come un romanzo storico? Nel cercare risposte, si raccolgono tracce di una barbarie che da tempo non accenna ad arrestarsi; una calamità fatta di polveri sottili, di bombe, di colpi, di attentati, di sotterfugi ma soprattutto di vite che si spengono. Quel che emerge in novanta minuti è l’abitudine alla morte: la convivenza con un destino ineluttabile che, tra strategie, interessi e supremazie, coinvolge la gente comune. La guerra è guerra sempre, ma in Siria sta subentrando un clima di rassegnazione quasi glaciale che il regista Firas Fayyad descrive con naturalezza e spontaneità. La stessa che ritroviamo nell’operato dei volontari Kaled, Mamhoud e Subhi: pur con l’animo a pezzi, non hanno ancora trovato la forza di rassegnarsi e aiutano il loro Paese a rialzarsi.» (Andrea Desideri, Silenzioinsala.com)