Le energie invisibili

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Le energie invisibili

un film di Luca Contieri
riprese e montaggio: Luca Contieri
disegni e font: Irene Ghillani ● colonna sonora e mixaggio: Antonio Pagano
distribuzione: Mescalito Film
Italia, 2017 ● 58 minuti

v.o. in italiano

Dopo
‘Sei vie per Santiago’
e ‘I volti della via Francigena’, arriva al Beltrade un nuovo film che esplora il pellegrinaggio come stato della mente – o dell’anima.

due giovani filmmakers diventano pellegrini a loro volta e impugnano la videocamera al posto del bastone, per raccontare l’emozione degli incontri inattesi e di un percorso geografico e interiore.

mercoledì 13 dicembre
15:20

Un viaggio simbolico che parte dal Duomo di Milano e arriva a Roma San Pietro, per riprendersi il proprio tempo. Se col treno oggi ci vogliono solo tre ore, perché invece fare l’opposto, metterci più tempo possibile?
I due protagonisti sono Luca, che è dietro la videocamera e Mimmo, che è davanti alla videocamera. La strada scelta è la Francigena, percorsa in pellegrinaggio per la prima volta dal vescovo Sigerico, che partì da Canterbury per Roma mille anni fa.
Sulle sue tracce, Luca e Mimmo iniziano il viaggio da soli, ma presto conoscono altri camminatori. Alcuni appaiono e scompaiono, altri ritornano e altri ancora si uniscono a loro per più giorni. Ad ogni pellegrino viene chiesto di testimoniare la sua motivazione e le emozioni che prova. Nella grande diversità delle spinte iniziali, ogni pellegrino è alla ricerca di qualcosa che esiste sicuramente, ma non si vede: le energie invisibili. Il film è come la strada, come la vita: incontri e conversazioni avvengono per lo più in modo inatteso, fuori da ogni sceneggiatura predefinita.

«Il pellegrinaggio per me è la metafora della vita: inizia che non sai cosa sta succedendo e sei pieno di dolori e finisce che non vuoi più andartene. In mezzo ci sono tutte le esperienze, gli insegnamenti, gli ostacoli, i successi e i fallimenti. È come una vita vissuta velocemente, mentre quella reale è in stand-by per un po’. Poi quando si ritorna alla vita reale si può mettere in pratica quello che si è appreso e giorno per giorno modificarla in meglio.» (Luca Contieri)

«(…) Le vie percorribili camminando sono già state affrontate con abbondanza di interventi colti e con spirito di scoperta da, solo per fare l’esempio più noto, Rumiz e Scillitani. Perché proporre un’ulteriore visione? Perché questa è una modalità particolare di sguardo. Contieri e Lanzafame non hanno inizialmente motivazioni di ordine spirituale o ideologico. Vogliono solo cercare una (lunga) pausa dal ritmo frenetico e misurare la propria resistenza alla fatica (uno dei due ha anche un problema al ginocchio).
Gli incontri che hanno lungo la via Francigena (la strada di pellegrinaggio affrontata per la prima volta dal vescovo Sigerico partito da Canterbury per raggiungere Roma) mutano progressivamente questa prospettiva e aprono il loro sguardo nei confronti di quelle energie che vanno oltre al visibile e che possono essere ri-scoperte solo se ci si concede una possibilità di ‘staccare’ dal quotidiano incontrando realmente il territorio e le persone. I due pellegrini hanno lo straordinario pregio (straordinario perché oggi sempre più raro) di guardare ai propri compagni di viaggio senza pregiudizi e senza filtri ideologici. Incontrano persone che compiono il percorso per motivi religiosi e offrono loro lo stesso spazio e lo stesso ascolto che danno a chi invece è ateo o si è messo in cammino in ricerca anche solo di se stesso.
Alcune figure inevitabilmente spiccano ma perché è la loro personalità ad essere travolgente. Non si possono dimenticare la ‘mitica’ Lucia, sempre disponibile a condividere ciò che ha con chi ha bisogno, o Alberto che cammina da anni e pensa positivo con la convinzione che in questo modo otterrà ciò che gli è necessario per andare avanti. Le energie invisibili si presenta così in controtendenza all’effetto che la democratizzazione del mezzo (cioè la disponibilità di mezzi di ripresa e di montaggio alla portata di molti) spesso produce. Troppe volte avere una camera in mano porta dei presunti filmmakers a credersi registi. Senza avere nulla purtroppo da comunicare. In questo caso invece la materia c’è ed è trattata con tatto e coerenza narrativa.» (Giancarlo Zappoli, Mymovies.it)