manifesto

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manifesto

un film di Julian Rosefeldt
con Cate Blanchett
sceneggiatura: Julian Rosefeldt ● fotografia: Christoph Krauss ● montaggio: Bobby Good
produzione: Bayerischer Rundfunk (BR), Ruhr Triennale, Schiwago Film
distribuzione: I Wonder
Australia, Germania, 2015 ● 94 minuti

v.o. inglese sottotitolata in italiano

Sundance FF: concorso ● Biografilm Festival

Manifesto: 13 personaggi diversi, 13 volte Cate Blanchett per infondere nuova vita drammatica alle parole di 13 celebri manifesti, revisionati e riassemblati come dei collage, rivelando la componente performativa e l’importanza politica di queste dichiarazioni. Possono essere applicate universalmente? E come si sono trasformate le dinamiche tra politica, arte e vita?

L’opera di Rosefeldt, originariamente pensata per una grande video-installazione, si è trasformata in un film che è stato presentato al Sundance ed è stato scelto come film di apertura del Biografilm Festival

20 novembre-14:40

21 novembre-13:00

22 novembre-16:00

Cate Blanchett si fa in 13! Ogni personaggio uno scenario, ogni scenario un movimento artistico celebrato attraverso intensi monologhi.Il Manifesto del Partito Comunista raccontato da un homeless, i motti dadaisti recitati da una vedova a un funerale, il Dogma 95 descritto da una maestra ai suoi alunni, e così via. L’artista e regista Julian Rosefeldt riprende e ricontestualizza le parole immortali di artisti e pensatori e attraverso quelle parole rilegge il mondo contemporaneo. Raccontandoci così ciò che è cambiato e ciò che non cambierà mai.

«Quando ero giovane ho studiato, probabilmente come la maggior parte delle persone che si interessano di arte, il Dadaismo, il Fluxus, il Surrealismo ed il Futurismo, ma solo superficialmente. Il mio entusiasmo nacque invece quando scoprii due manifesti del poeta e coreografo futurista francese Valentine de Saint-Point. Cominciai allora a leggere qualsiasi manifesto che riuscii a trovare tra cui quelli di danza, di teatro, cinema ed architettura. Mi resi conto che le stesse idee compaiono più e più volte con una tale energia da impressionarmi per il loro entusiasmo utopico, mentre cercano di trasformare l’arte e, infine anche il mondo, capovolgendola e rivoluzionandola, testimoni, essi stessi, di una ricerca d’identità, urlata al mondo con grande insicurezza». (Julian Rosefeldt)

«Non si tratta di puro e semplice virtuosismo attoriale (che di per sé sarebbe comunque già sufficiente per apprezzare il film) perché l’obiettivo è decisamente elevato. Rosefeldt rilegge un gran numero di ‘manifesti’ per saggiarne la consistenza e la presa (se ancora c’è) sul rapporto odierno tra società, arte e vita quotidiana. Andiamo così da Marx a Lars Von Trier passando per Marinetti, Kandinsky, Apollinaire, Fontana, Breton, Éluard e innumerevoli altri. Le loro parole, le loro ribellioni (giovanili e non) vengono fatte proprie da una punk tatuata oppure da una CEO a una festa privata ma proprio questa apparente astrazione le fa risuonare con maggiore evidenza interpellandoci.
Non è obbligatorio sapere tutto del Futurismo o del Situazionismo così come del Surrealismo o del Minimalismo. Anzi, stranamente, ci si accorgerà che meno se ne sa più quelle invettive o quelle definizioni che non lasciano spazio ad alternative acquisiranno una energia che si fa nuova proprio perché ignorata. Il confronto e la riflessione saranno inevitabili e produttivi». (Giancarlo Zappoli, mymovies.it)