MEKTOUB MY LOVE: CANTO UNO

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MEKTOUB MY LOVE: CANTO UNO

un film di Abdellatif Kechiche
con Shaïn Boumedine, Ophélie Bau, Salim Kechiouche, Lou Luttiau, Alexia Chardard,
Hafsia Herzi, Delinda Kechiche, Kamel Saadi, Meleinda Elasfour, Estefania Argelish
sceneggiatura: Abdellatif Kechiche, Ghalya Lacroix  ● fotografia: Marco Graziaplena
montaggio: Nathanaëlle Gerbeaux, Maria Giménez Cavallo ● musiche:
produzione: Quat’Sous Films con il contributo delle regioni PACA e di Occitanie,
Good Films in collaborazione con MIBACT, BiancaFilm e NuvolaFilm
distribuzione: Vision Distribution e Good Films
Francia, 2017 ● 174 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

Mostra Internazionale del cinema di Venezia 2017

torna Kechiche con quello che dovrebbe essere il primo capitolo di una trilogia, un lungo romanzo visivo tratto da La blessure, la vraie, il romanzo di François Bégaudeau, e torna dietro la macchina da presa per riflettere sul significato della parola “destino” (in arabo “mektoub”). Un inno alla libertà e alla leggerezza, intesa nel senso più profondo, della vita.

venerdì 22 giugno
19:00

sabato 23 giugno
11:00

domenica 24 giugno
12:40

Amin ha lasciato gli studi di medicina per scrivere il suo film. Ma è estate, ci penserà domani. Lasciata Parigi per le spiagge del Mediterraneo, torna a casa e agli amici di sempre. Torna da Ophélie, compagna di giochi che non smette di guardare e fotografare. Ophélie che vuole sposare Clément ma fa l’amore con Toni, tombeur de femme incallito. A due passi dal mare, Amin flirta con Charlotte e Céline, inaugurando un’estate di giochi d’acqua e di promesse appese in cui le azioni restano senza conseguenze.

«Aspiro a fare in libertà dei film che siano anch’essi liberi, realizzati con pochi mezzi, e con l’intento di raccontare una storia, di partecipare al risveglio dell’anima (anche se il mio spirito non è più sveglio di altri). Sono cosciente che la mia anima è oscurata da questo nuovo secolo. Senza essere un politico, le circostanze della mia nascita, le mie origini, la mia carriera, fanno di me un’entità politica. Dentro di me, i miei pensieri, i miei sentimenti, sono diventati politici perché la società mi ha politicizzato. Ho girato questo film perché, pur non essendo biografico, riflette qualcosa di me. Non volevo parlare di me, non volevo spiegarmi. Tutti abbiamo avuto delle esperienze amorose in gioventù. Non ho la personalità dei miei protagonisti ma posso identificarmi in ognuno di loro. Li guardo, li osservo, li amo, tutto qui. Li analizzo senza giudicarli. Mi fanno domande sul mektoub, sul destino, sulla natura del bene e del male e sulla loro ambiguità.» (Abdellatif Kechiche)

«Mektoub, my love: canto uno è quasi un come eravamo e soprattutto un come stavamo. Uno stato della mente molto più libero che ci rendeva a sua volta molto più liberi nel modo d’essere, nelle relazioni umane. […] “Questa luce è la libertà di pensiero, la libertà che rivendico”, ha dichiarato Kechiche. Se siamo positivi, se siamo posseduti dall’amore. Ecco cosa dice il cineasta senza retorica. In questo film magnificamente controllato, dando l’impressione di lasciare andare la camera libera come il vento restituisce a noi tutti il sentimento autentico di una libertà – sia interiore sia esteriore – quasi dimenticata. Come nessun altro, ci cura dall’amnesia.» (Francesco Boille, Internazionale.it)