Miserere

/ / Senza categoria

MISERERE ● Oiktos

un film di Babis Makridis
con Yannis Drakopoulos, Evi Saoulidou, Pavlos Makridis, Costas Xikominos
Makis Papadimitriou, Kostas Kotoulas, Nota Tserniafski, Georgina Chryskioti
sceneggiatura: Efthimis Filippou, Babis Makridis ● fotografia: Konstantinos Koukoulios
montaggio: Yannis Chalkiadakis ● musiche: Mikolaj Trzaska
produzione: Neda Film
distribuzione: Tycoon Distribution
Grecia, Polonia, 2019 ● 99 minuti

v.o. greco con sottotitoli in italiano

2018, Rotterdam IFF: in concorso ● 2018, Sundance FF: in concorso
2018, Torino FF: premio Fipresci

Dopo “L” dalla Grecia arriva un nuovo lungometraggio di Babis Makridis. Una commedia nera scritta a quattro mani con Efthymis Filippou, sceneggiatore conosciuto per il lavoro con Lanthimos. La storia di un uomo felice solamente quando si sente infelice, un uomo con cui il mondo non è abbastanza crudele.

Un uomo di circa 45 anni, l’Avvocato, vive col figlio adolescente in una bella villetta. E’ in salute, ha un volto affabile, buone maniere, una bella presenza. I suoi capelli sono ben curati e tagliati. Tuttavia, sua moglie, in seguito ad un incidente, è ricoverata in un ospedale privato, ed è in coma. La tristezza causata da questa situazione è diventata il principale, quasi vitale elemento della sua esistenza, avendogli donato una sensazione di piacere che è diventato dipendenza. Grazie al suo dolore, improvvisamente tutti dimostrano compassione nei suoi confronti. La sua vita non è mai andata meglio di adesso, che è triste e compatito. Poi, un giorno, la moglie si risveglia dal coma. Il ritorno a casa della donna cambia radicalmente la sua routine quotidiana, fatta di compatimento e dolore. La tristezza viene subito rimpiazzata dalla gioia: ma l’Avvocato è sopraffatto dal desiderio di tornare a quello stato precedente di depressione. Comincia ad inventarsi ogni maniera possibile per attrarre quella pietà che aveva cominciato a piacergli così tanto.

«Che posso dire, sono un tipo divertente! Con Efthimis Filippou volevamo che lo script fosse intinto di humor, perché, ai nostri occhi, ogni film è una commedia. Quindi, questo è stato esattamente ciò che abbiamo comunicato ai nostri collaboratori. Mi piacerebbe pensare che “Miserere” abbia qualcosa di Jacques Tati. Io sono un suo grande fan, e mentre giravo, me lo sentivo sempre vicino, che mi dava dei consigli. Stessa cosa per Buster Keaton: ha influenzato in misura equivalente i miei lavori precedenti. » (Babis Makridis)

«”Il pianto nei film risulta sempre finto. È una delle cose più difficili da simulare” ci ricorda il copione in un passaggio particolarmente sagace e metacinematografico del film, ed è proprio sulla spasmodica ricerca di un pianto ormai impossibile da ottenere, di un dolore che ‘salvi’ il protagonista dall’atarassia che si costruisce una pellicola tanto tragica quanto esilarante, percorsa da momenti di puro genio. (…) La mano registica di Makridis (che co-firma anche la storia) non delude, e se vediamo confermato il talento già emerso in L, non possiamo che notare anche una crescita stilistica e formale. (…) Senza nulla togliere a Makridis non possiamo però non parlare della sceneggiatura, e considerare che Filippou, vero responsabile della teatralità meccanica e fredda che tanto ha condizionato le recenti pagine di un cinema greco sempre più straniante, con Miserere firma il suo lavoro più personale. Nel proporre una riflessione sulle emozioni reali e su quelle simulate, sulla funzione di queste come collante sociale e sulle conseguenze dell’incapacità di ‘sentire’ qualcosa, l’autore ateniese sembra parlare del suo stesso approccio alla narrazione, riproponendo tematiche a lui care e cristallizzandole in un concetto più ampio e assoluto; una sorta di comune denominatore della sua filmografia.» (Luca Ciccioni, anonimacinefili.it)