My home, in Libya

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My home, in Libya

un film di Martina Melilli
con Mahmoud, Antonio Melilli, Narcisa Bertipaglia
fotografia: Nicola Pertino ● montaggio: Enrica Gatto ● Musica: Nicola Ratti
distribuzione: Deckert Distribution
Italia, 2018 ● 66 minuti

v.o. italiano e inglese con sottotitoli in italiano

71° Festival di Locarno 2018, fuori concorso

martedì 18 settembre ore 21.40 proiezione speciale alla presenza della regista Martina Melilli

ingresso libero

una serata in collaborazione del MFN – Milano Film Network in occasione della Milano Movie Week: doppia proiezione a ingresso libero di due film sostenuti dal Network: DIORAMA di Demetrio Giacomelli, Matteo Gatti e Matteo Signorelli, vincitore della sezione Italiana.doc al 35° Torino Film Festival, e MY HOME, IN LIBYA di Martina Melilli, presentato in anteprima mondiale al Locarno Festival.

Girando con la macchina da presa nella casa dei nonni vicino a Padova, la regista traccia una mappa dei luoghi che appartengono al loro passato. Antonio, nato in Libia all’epoca in cui era una colonia italiana, ha vissuto a Tripoli e lì ha sposato Narcisa. Nel 1970, con il colpo di stato di Gheddafi, lui e la moglie sono stati costretti ad abbandonare il paese in tutta fretta. Con l’aiuto di un giovane libico contattato tramite i social network, Martina raccoglie immagini della città natale dei suoi nonni così come si presenta oggi. Grazie allo scambio di foto e alla chat il loro rapporto si approfondisce: internet permette di superare i confini fisici e culturali che separano le loro vite.

«La regia cerca prospettive inusuali, inedite, si sofferma sugli oggetti per dare maggiore matericità alla storia, giocando con le ombre, che è l’essenza del cinema. La camera è spesso alle spalle dei protagonisti e non frontalmente, la musica di Nicola Ratti è una rarefatta rivisitazione elettronica di sonorità arabe. Con l’aiuto del suo amico Mahmoud, Martina raccoglie immagini della città natale dei suoi nonni così come si presenta oggi. La grande mappa dei ricordi prende sempre più consistenza, è un mosaico di attimi strappati alla storia di una famiglia e di immagini devastanti degli sbarchi. I bambini morti fotografati sulle spiagge italiane.» (Camillo De Marco, Cineuropa)