Nico, 1988

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Nico, 1988

un film di Susanna Nicchiarelli
con Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca,
Thomas Trabacchi, Karina Fernandez, Sandor Funtek, Calvin Demba
sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli ● fotografia: Crystel Fournier
montaggio: Stefano Cravero ● musiche: Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo
produzione: Vivo Film
distribuzione: I Wonder Pictures
Italia, Belgio, 2017 ● 93 minuti

v.o. in inglese, tedesco, ceco con sottotitoli in italiano

Festival del Cinema di Venezia 2017: premio Orizzonti come Miglior film

il ritratto di una donna e la sua parabola al contrario…

mercoledì 13 dicembre
20:00

Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, nella campagna polacca e il litorale romano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico. Musa di Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, Nico vive una seconda vita dopo la storia che tutti conoscono, quando inizia la sua carriera da solista. Nico, 1988 racconta gli ultimi tour di Nico e della band che l’accompagnava in giro per l’Europa negli anni ’80: anni in cui la “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, ritrova se stessa, liberandosi del peso della sua bellezza e ricostruendo un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. È la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona.

«La storia di Nico è la storia di un’artista che trova soddisfazione nella sua arte solo dopo aver perso la maggior parte dei suoi fan; è la storia di una delle donne più belle del mondo che si scopre felice soltanto dopo essersi finalmente liberata della sua bellezza. Io ho voluto fare un film su questo: sulla donna che Nico è stata dietro ed oltre l’immagine che la maggior parte delle persone hanno di lei, oltre l’icona: oltre “Nico”, il suo nome d’arte, ho voluto raccontare la vera Christa. E assieme alla sua storia ho voluto raccontare la storia di tante donne, perché sono convinta che nella sua parabola al contrario, per quanto drammaticamente estrema, ci sia tutta la difficoltà di una donna nel vivere il proprio ruolo di artista, e di madre, negli anni della maturità.» (Susanna Nicchiarelli)

«Nicchiarelli, che è anche l’autrice della sceneggiatura, mescola con sapienza le ricerche, anni di documentazione – con ringraziamento per l’aiuto prezioso a Ari Paffgen – a una dimensione narrativa molto fluida: cosa è reale e cosa è romanzesco poco importa – di certo Nico muore per una caduta in bici a Ibiza nel 1988 – perché l’immagine di questa donna, guerriera anche quando vomita la «rota» sul ciglio della strada, è densa e forte, capace di capovolgere anche le rappresentazioni di «genere», con cui si ripercorrono le grandi figure dei musicisti. Nicchiarelli entra nelle crepe, laddove si consumano le tensioni di una figura pubblica, il rapporto con la propria immagine, la memoria, le etichette. Ma anche le più «normali» paure quotidiane, specie per una donna, invecchiare, il corpo, la bellezza. E la leggenda diventa quotidiano, il sentimento emozionante di un cinema che sa essere libero e seguire il proprio desiderio.» (Cristina Piccino, Il Manifesto)