NORMAL

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NORMAL

un film di Adele Tulli
sceneggiatura: Adele Tulli
fotografia: Clarissa Cappellani, Francesca Zonars
montaggio: Ilaria Fraioli, Elisa Cantelli, Adele Tulli
musiche: Andrea Koch
produzione: FilmAffair
distribuzione: Istituto Luce Cinecittà
Italia, Svezia, 2019 ● 70 minuti

v.o. in italiano

Berlinale 2019: Concorso Panorama

mercoledì 22 maggio serata speciale alla presenza della produttrice Laura Romano
e videochiacchiere con la regista Adele Tulli

Un viaggio inaspettato nelle norme, negli stereotipi e nelle convenzioni di genere nell’Italia di oggi. Un racconto per immagini delle complesse dinamiche attraverso cui costruiamo e abitiamo le nostre identità di genere.

domenica 26 maggio
14:50

lunedì 27 maggio
20:10

martedì 28 maggio
15:10

mercoledì 29 maggio
17:00

Un documentario che riflette su come il genere definisca il nostro agire quotidiano, influenzandone gesti, desideri, comportamenti e aspirazioni. Un viaggio tra le dinamiche di genere nell’Italia di oggi, raccontate attraverso un mosaico di scene di vita quotidiana, dall’infanzia all’età adulta. Un caleidoscopio di situazioni di volta in volta curiose, tenere, grottesche, misteriose, legate dal racconto di quella che siamo soliti chiamare normalità, mostrata però da angoli e visuali spiazzanti. Con uno sguardo insieme intimo ed estraniante, il film esplora la messa in scena collettiva dell’universo maschile e femminile, proponendo una riflessione lucida e provvista di ironia sull’impatto che ha sulle nostre vite la costruzione sociale dei generi. Per cercare un nuovo significato a quella che ogni giorno e spesso senza troppo pensiero (e cuore) viene definita normalità.

«Questo progetto nasce con l’intenzione di riflettere su come le norme di genere siano pratiche sociali implicite, regole non dette che permeano le nostre vite, spesso in modo così sottile e radicato dentro di noi da non essere problematizzate, ma al contrario normalizzate. In passato ho lavorato su temi relativi al genere e alla sessualità sempre scegliendo protagonisti che riflettessero il punto di vista di chi si colloca ai margini delle convenzioni sociali dominanti. In questo lavoro volevo sperimentare un cambio di prospettiva, concentrandomi proprio su ciò che viene considerato convenzionale, normativo, normale. L’idea è quella di innescare accostamenti e associazioni che riescano a provocare un senso di straniamento e di sorpresa davanti allo spettacolo della “normalissima” realtà di tutti i giorni e di raccontare il genere come un atto performativo collettivo, una cerimonia sociale che dà forma ai nostri corpi e influenza i nostri desideri.» (Adele Tulli)

«Un concentrato di immagini, un puzzle di individui; il documentario di Adele Tulli ha la forza di mostrare una spassionata collezione di scene che coprono l’arco di generazioni. (…) La prospettiva adottata ha un effetto straniante, a tratti sconcertante, rimanendo impassibilmente muta anche quando lo spettatore, davanti al grottesco di certe sequenze, sentirebbe necessaria la presenza di una mediazione. D’altra parte l’arte documentaria sarebbe per definizione questa: null’altro che autenticità, realtà pura, rigorosamente osservata dall’esterno. È proprio questo, la scelta di rendere il materiale, accuratamente selezionato, nella sua spontaneità, a dare al film un senso di perturbante, tutt’altro che normale, ed è il motivo per cui il titolo risulta così scomodo. (…) Sconcertanti sono certe immagini, ma sconcertante è innanzitutto la consapevolezza che quello, da qualche parte, ancora oggi, è ritenuto normale, dogmaticamente accettato come prassi. (…) Normal è capace di veicolare, in uno spazio-tempo circoscritto, le contraddizioni di una tradizione, di una cultura estremamente anacronistica e tuttavia ancora prevalente nel nostro paese. Un paese a tratti troppo autocelebrativo, vantando ricchezze inestimabili, il cui culto del passato ancora oggi ammette e accetta, muto come la prospettiva del documentario, una staticità culturale e sociale, una resistenza all’adattamento verso il presente, il nuovo normale.» (Carlotta Po, cineforum.it)