PARADISE

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Paradise ● Rai

un film di Andrei Konchalovsky
con Yuliya Vysotskaya, Christian Clauss, Philippe Duquesne, Peter Kurth, Jakob Diehl
sceneggiatura: Andrei Konchalovsky, Elena Kiseleva ● fotografia: Aleksandr Simonov
montaggio: Sergey Taraskin, Ekaterina Vesheva ● musiche: Sergey Shustitskiy
produzione: Production Center of Andrei Konchalovsky, DRIFE Productions
distribuzione: Viggo
Russia, Germania, 2016 ● 130 minuti

v.o. francese, russo, tedesco con sottotitoli in italiano

73° Mostra d’arte cinematografica di Venezia, Leone d’Argento,
Premio speciale per la regia ad Andrei Konchalovsky, Premio Unicef
Munich FF 2017, German Cinema Award for Peace, Miglior Attrice a Yuliya Vysotskaya,
Premio alla carriera ad Andrei Konchalovsky ● Golden Eagle Awards,
miglior film, miglior regista, miglior attrice● Nika Awards, miglior film,
miglior regista, miglior attrice

Da uno dei maestri riconosciuti e storici del cinema russo, fratello del regista Nikita Michalkov e figlio dello scrittore Sergej Michalkov, un lavoro potente che rivisita la Shoah mettendo tre destini a confronto con l’orrore della guerra.

interpretato magistralmente da Yuliya Vysotskaya e con la splendida fotografia di Alexander Simonov, è il secondo Leone d’argento per Konchalovsky (tra i suoi film si ricordano Maria’s Lovers, Le notti bianche del postino, A 30 secondi dalla fine, Siberiade, La casa dei matti)

Olga, aristocratica russa e membro del Fronte di Resistenza francese, viene arrestata per aver nascosto due bambini ebrei. Sofisticata e astuta, prova a sedurre il suo aguzzino per sfuggire alla tortura ma la morte dell’uomo per mano dei partigiani la condanna ai campi di concentramento. Assegnata allo smistamento degli oggetti appartenuti alle vittime dello sterminio, Olga viene riconosciuta da Helmut, un alto ufficiale tedesco che aveva abbagliato qualche anno prima in Toscana. Il sentimento dell’uomo per Olga, le garantisce presto la libertà e un salvacondotto per la Svizzera. Ma le cose andranno diversamente e Olga si guadagnerà un posto in paradiso.

«Non volevo fare un film sull’Olocausto, volevo parlare del Diavolo. Il Diavolo nasce ogni giorno in ogni epoca. E molte persone si comportano in modo diabolico proprio mentre stanno facendo qualcosa di buono.
La mia intenzione era quella di far sentire l’orrore che l’umanità o il singolo individuo prova o non prova, perché siamo sempre convinti di avere ragione. I bombardamenti in Iraq, in Libia, tutti questi atti diabolici sono considerati onorevoli perché sono compiuti in difesa dei diritti umani, della democrazia, della libertà.
Volevo fare un film su tre personaggi (…) io amo questi tre personaggi. È importante amare i personaggi. È troppo facile mostrare un nazista come persona orribile e sadica (…) il Diavolo è più sofisticato. Di solito la gente tende a seguire chi gli dà grandi illusioni di qualcosa di buono. È questa la cosa importante. A me piacciono questi tre personaggi, mi piace la loro collaborazione e mi piace questo ufficiale nazista. Ed è proprio perché mi piace che soffro.» (Andrei Konchalovsky)

«In un bianco e nero elegante e pastoso, Andrei Konchalovsky torna in Concorso a Venezia 73 con Paradise (Rai), un film che nel titolo espone il suo scopo, il suo senso ultimo: la ricerca per l’uomo di un paradiso misterioso e sconosciuto, che per alcuni è il tradizionale oltretomba tra gli angeli, secondo la propria fede, per altri è la realizzazione di un sogno in terra. Lo scopriamo solo successivamente che questo sogno è quello della perfezione razziale nazista, della pulizia etnica, dell’orrore che tante volte è stato raccontato al cinema.
Attraverso tre interrogatori di un soldato tedesco, una prigioniera ebrea-russa e un poliziotto francese, entriamo a far parte dell’orrore dei campi di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. (…)
L’intensità di Konchalovsky si fa opera d’arte nel momento in cui riscrive la Shoah come una convinzione, senza giustificare, ma adottando i punti di vista di vittime e carnefici. Perché alla fine, come ci dice l’eroina della storia, il male fluisce incontrollato, mentre il bene ha bisogno di un piccolo aiuto, un contributo che possa portare frutto.
Con Paradise, Andrei Konchalovsky si conferma il maestro di un cinema difficile ma capace di contribuire non solo all’arte ma anche alla persona, al bene.» (Chiara Guida, cinefilos.it)