Se di tutto resta un poco. Sulle tracce di Antonio Tabucchi

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Se di tutto resta un poco. Sulle tracce di Antonio Tabucchi

un film di Diego Perucci
sceneggiatura: Diego Perucci ● fotografia: Samuele Mancini
montaggio: Matteo Garzi ● musica: Fedele Messina
produzione: EchiVisivi
distribuzione: Movieday
Italia, 2018 ● 55 minuti

v.o. italiano

non è possibile prenotare ma si consiglia di preacquistare il biglietto su movieday

In collaborazione con Movieday arriva, a 6 anni dalla scomparsa di Antonio Tabucchi, il film documentario dedicato alla vita e alle opere dello scrittore toscano, uno dei massimi esponenti della letteratura europea della nostra epoca, cittadino libero di un mondo libero.

Antonio Tabucchi, scrittore, docente universitario a Siena, Genova, Bologna e intellettuale fra i più attivi e brillanti della nostra epoca, si considerava cittadino libero di un mondo libero. Il primo film documentario dedicato ad Antonio Tabucchi; alle interviste effettuate ad amici, colleghi e compagni di una vita, si affianca un viaggio vero e proprio, attraverso i luoghi che lo ospitarono e lo accolsero. Da Siena a Vecchiano, suo paese natale, da Genova a Bologna, da Firenze a Roma, da Pisa a Piadena, a Reggio Emilia, sin fuori dai confini nazionali, da Lisbona, città che ospita le sue spoglie, a Parigi, dove è conservato il Fondo Tabucchi, presso la Biblioteca Nazionale di Francia. A partire da Rua da Saudade 22 si snoda un percorso che attraversa il tempo, i luoghi, la letteratura e i sogni.

«Raccontare Tabucchi significa perdersi in un viaggio ai quattro angoli del mondo, fra i luoghi della letteratura, nelle soleggiate strade bianche di Lisbona e nelle sue ampie piazze con il sole che dardeggia, nelle eleganti vie della Roma umbertina o della Parigi dei bouquiniste del lungosenna, per i vicoli stretti e tortuosi di Siena o di Firenze, o per i vecchi caruggi di Genova pieni di salsedine. Per raccontare un personaggio di questo calibro avremmo potuto percorrere migliaia di chilometri in tutto il mondo. Abbiamo scelto un percorso, un filo rosso che dalla provincia di Pisa, a Vecchiano, ci ha portato fino al Fondo Tabucchi della Biblioteca Nazionale di Parigi, dove sono custoditi gli appunti, gli autografi e alcuni oggetti personali a lui appartenuti, donati poco più di un anno fa dalla vedova all’istituto parigino, o fino alla Cappella degli scrittori portoghesi, nel Cemiterio dos Prazeres di Lisbona, dove Tabucchi riposa accanto ad un taccuino e a una penna, perché gli scrittori – come diceva lui – non possono andarsene in giro senza avere la possibilità di prendere appunti in ogni momento» (Diego Perucci)

«Diego Perucci celebra questo grande maestro: racconta una figura necessaria, quantomeno indispensabile a dimostrare che la scrittura e la cultura sono fondamentali nella vita di un uomo. Soprattutto nell’epoca della globalizzazione. Antonio, lo chiamano spesso per nome nel girato, ha viaggiato, dissipato i suoi dubbi e colmato le proprie curiosità in giro per il mondo, descrivendo quello che aveva davanti agli occhi con la curiosità e la purezza di un fanciullo. Il regista, tuttavia, pensa poco al mistero del trapasso, al contrario si concentra sul divenire: analizza la metamorfosi di un’icona, un paroliere diventato riferimento generazionale e spartiacque fra differenti culture. Antonio Tabucchi viene raccontato con una fedeltà quasi poetica, con riverenza e rispetto, senza ricercare forzatamente la spettacolarità. (…) Questo progetto vale quanto un romanzo di formazione: al pari di un viaggio accelerato verso il sublime, ci accompagna fra l’etica e l’estetica alla ricerca della purezza di intenti. La voce narrante di Antonio Colangeli, profonda e suadente, fa da navigatore fra i misteri e gli aneddoti che si celano dentro le pagine più belle di una ricca biografia.» (Andrea Desideri, silenzioinsala.com)