SOFIA ● dal 14 marzo

/ / Prossimamente

SOFIA ● SOFIA

un film di Meryem Benm’Barek-Aloisi
con Maha Alemi, Lubna Azabal, Sarah Perles
sceneggiatura: Meryem Benm’Barek-Aloisi ● fotografia: Son Doan
montaggio: Céline Perréard ● musiche: Fanny Lamothe
produzione: Curiosa Film e Versus Production
distribuzione: Cineclub internazionale
Francia, 2018 ● 80 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

Un certain Regard 2018, premio alla miglior sceneggiatura ● Thessaloniki Film Festival, premio per il miglior film

Dolce e amaro allo stesso tempo, l’esordio alla regia di Meryem Benm’Barek-Aloïsi è tanto il ritratto di una società e delle sue storture quanto una “semplice” storia di coraggio femminile.

Sofia, durante un pranzo, ha violenti crampi allo stomaco. La cugina Lena, una studentessa di medicina, decide di visitarla ma proprio in quel momento a Sofia si rompono le acque. Nessuno sapeva della sua gravidanza e, usando come scusa la necessità di recarsi in farmacia, Lena prende l’iniziativa di portare Sofia all’ospedale per partorire. Con l’arrivo del bambino, le due cugine si mettono alla ricerca del padre del bimbo.

«Sofia non è ispirato ad una storia in particolare, ma è l’insieme di tantissime storie che ho letto e ascoltato. Il primo spunto è arrivato dalla storia di un’amica molto vicina a me, e da quel momento in poi ho iniziato ad informarmi, a leggere tantissimi articoli su questo argomento ed ho iniziato a parlare anche con i medici e le ostetriche, e altre persone coinvolte in relazioni clandestine. Il cuore del film non è la storia di una gravidanza fuori dal matrimonio, ma come funziona il sistema di potere, che è rivelatrice di come funziona la società.» (Meryem Benm’Barek)

«Meryem Benm’Barek penetra acutamente nella realtà di una società conservatrice che condanna a essere soli e inermi, svelando un quadro familiare da cui emergono rapporti tesi come corde di un violino: mentre la famiglia di lei è propensa alla soluzione di un matrimonio riparatore, quella di lui cerca di evitare l’unione, ma nell’ipocrisia generale si arriverà a un accordo. È una partita a scacchi sostenuta da una tensione sempre palpabile che calibra sapientemente il registro drammatico e ribalta abilmente i ruoli della vittima e del carnefice, divenendo complice di un’inaspettata solidarietà femminile dove spicca un matriarcato che sovverte il pensiero comune di una cultura patriarcale. Questo di Meryem Benm’Barek è un esordio che si farà certamente ricordare.» (Silvia Scarpini, Taxidrivers.it)