STILL RECORDING

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Still recording ● Lissa Ammetsajjel

un film di Ghiath Ayoub, Saeed Al Batal
fotografia: Ghiath Ayoub, Saeed Al Batal, Milad Amin, Raafat Bayram,
Abdel Rahman Najjar ● montaggio: Qutaiba Barhamji, Raya Yamashi
produzione: Films de Force Majeure, Blinker Filmproduktion, Bidayyat for Audiovisual Arts
distribuzione: Reading Bloom
Siria, Libano, Qatar, Francia, Germania, 2018 ● 116 minuti

v.o. arabo, inglese con sottotitoli in italiano

Venezia 2018: Settimana Internazionale della Critica: Premio del Pubblico,
Premio al Miglior contenuto tecnico ● Premio FIPRESCI Miglior Film
Premio Edipo Re, Premio Fair Play Cinema

Alla proiezione inaugurale interverrà Letizia Gatti di reading Bloom
Silvia Jop di Isola Edipo e Kama production e
il regista Saeed Al Batal risponderà alle domande del pubblico in collegamento skype

presentato in anteprima mondiale a Venezia, alla 33° settimana della critica, dove ha ricevuto numerosi premi, il film è il frutto del lavoro di due giovani siriani,  Saeed, regista e visual artist, e Ghiath, giornalista, fotografo e regista.

insieme ai loro amici combattenti hanno documentato la vita quotidiana nella guerriglia contro Assad, nel tentativo di elaborare insieme le regole per uno sguardo che inevitabilmente si sporca con l’orrore, la confusione e il dolore della guerra.

mercoledì 14 novembre
17:40

Saeed è un giovane cinefilo che cerca di insegnare ai giovani di Ghouta, in Siria, le regole del cinema, ma la realtà che si trovano ad affrontare è troppo dura per seguire alcuna regola. Il suo amico Milad vive dall’altra parte della barricata, a Damasco, sotto il controllo del regime, dove sta terminando gli studi d’arte. Un giorno, Milad decide di lasciare la capitale e raggiungere Said nella Douma assediata. Qui i due mettono in piedi una stazione radio e uno studio di registrazione. Tengono in mano la videocamera per filmare tutto ciò che li circonda, fino a quando un giorno sarà la videocamera a filmare loro…

«Quando mi sono trasferito a Douma, ho iniziato a sentire la diferenza tra me, l’ambiente universitario e Douma. Ho imparato la parola “élite”, ovvero tutte quelle persone su torri d’avorio che parlavano a gente normale. Mi sentivo davvero male. Questo sentimento mi ha spinto ad abbandonare la vita nella capitale e a mescolarmi con la gente delle piccole città rurali intorno a Damasco come Douma, Saqba e Akraba nella Ghouta orientale, condividendo e discutendo delle loro semplici preoccupazioni. Quando è iniziata la rivoluzione, mi ha rattristato vedere come questa élite si è confusa, mancando le opportunità per partecipare a questo cambiamento. Ho cercato la possibilità di rompere le loro torri d’avorio! Fin dall’inizio ho tenuto una videocamera, e mi sono posto la domanda: chi è il pubblico di destinazione? Per me, questo film porta il desiderio di approfondire la comprensione delle contraddizioni di fronte a un flmmaker, un tentativo di cercare definizioni del termine artista e di meditare sulla loro posizione nella società; per riflettere su cosa è l’arte in tempi di rivoluzione, guerra e morte a Ghouta.» (Saeed Al Batel)

«Questo flm è il mio viaggio verso Douma, verso la rivoluzione, attraverso i fallimenti e le sconfitte, verso la speranza, ma questa volta attraverso gli occhi di Milad e Saeed. È un viaggio di esplorazione della mia posizione riguardo ciò che sta accadendo, e una ricerca per le diverse opzioni che la nostra generazione ha. È un’ esplorazione per uno spazio all’interno della Siria, come si può vivere giorno per giorno, come se tutti i giorni possano essere l’ultimo e come riconciliarsi con questa idea. Mi piacerebbe capire come i miei amici sono andati così vicino alla morte e hanno vissuto così intimamente con essa. Sono usciti dal baratro a Beirut, in cerca di una nuova vita con la speranza che essa sarebbe cresciuta in questo giardino di tenebre che è il quotidiano. Quindi ho voluto tradurre l’archivio e la storia della nostra generazione in un’opera cinematografica che interseca le nostre esperienze con le esperienze di tutti quelli che lo guardano, indipendentemente dal tipo di battaglia che ognuno porta avanti.» (Ghiat Ayoub)

«Still recording si apre con una lezione di linguaggio cinematografico, e si chiude con una lezione su come ricaricare un fucile. In mezzo, Saeed Al Batal e Ghiath Ayoub registrano 450 ore di quotidianità in tempo di guerra in Siria, tra Ghouta e Douma, le forze rivoluzionarie, Assad, l’assedio di Damasco. La videocamera sempre accesa e costantemente tra le mani, per i due autori è tempo di provare sul campo la tenuta dell’occhio cinematografico posto davanti all’ambizione della documentazione perenne e infinita, del reportage in diretta sotto le bombe dei jet e i proiettili delle sparatorie.(…) “Perché non gli passiamo un fucile?” (…) Ma Saeed non è un soldato, lui e l’amico Milad, sorta di terzo autore nascosto dell’opera, sono artisti, si occupano di cinema, di musica, di fotografia: l’archivio del presente organizzato da Still recording si distanzia dal flusso indefinito delle pratiche dello streaming esondato ponendosi da subito anche come riflessione sul senso di adoperare la propria vena creativa, durante un conflitto estenuante e crudele come quello siriano. (…) una battaglia su cui gli artisti di Still Recording mettono in gioco la vita, e per la quale non sono disposti a scendere ad alcuna riconciliazione.» (Sergio Sozzo, sentieriselvaggi.it)