STORIE DEL DORMIVEGLIA

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STORIE DEL DORMIVEGLIA

un film di Luca Magi
soggetto: Luca Magi, Michele Manzolini ● fotografia: Luca Magi, Andrea Vaccari
montaggio: Jaime Palomo Cousido ● musica e sound design: Simonluca Laitempergher
produzione: Kiné, con Piazza Grande e Vez Film
distribuzione: Kiné
Italia, 2018 ● 67 minuti

v.o. in italiano

presentato in concorso al 49° Visions du Réel IFF, Mention Spéciale Interreligieux
Miglior Film Italiano al 14° Biografilm Festival

venerdì 11 gennaio alle ore 20.10 proiezione speciale alla presenza del regista Luca Magi. Interverranno amici e rappresentanti di Fondazione Progetto Arca onlus, Fondazione Casa della carità “A. Abriani” e Ronda Carità e Solidarietà

vite in frantumi, spezzate, distrutte, a volte distruttive, inafferrabili, ma vive, in un film che ne restituisce la pulsazione e il transito mai superficiale

Il Rostom è una struttura di accoglienza notturna per senza tetto situata nell’estrema periferia di una grande città. Dal buio, tra una sigaretta e l’altra, emergono i volti e le parole di chi resta nel dormitorio per una sola notte o di chi ne ha fatto la propria casa. Uomini e donne con un passato difficile, esiliati in un presente di perpetua attesa. Una galassia perduta a debita distanza dal passato e dal futuro. Il film restituisce un ritratto estremamente intimo e umano delle persone che frequentano il dormitorio.

«Da anni alterno la mia attività di regista a quella di operatore sociale e per cinque anni ho lavorato al Rostom di Bologna. Ho avuto modo di conoscere e condividere aspetti intimi della vita di centinaia di persone ospitate nel centro. L’impatto con questa realtà è stato violento: i suoi ospiti sono perlopiù persone emarginate, disadattate e sole. Sono sempre rimasto molto colpito da come dietro questa fragilità di uomini e donne, dietro la loro solitudine, si nascondesse una grandezza: un senso di rivolta, qualcosa di inutile e spesso distruttivo, ma al contempo capace, se visto da vicino come nel mio caso, di trasmettere l’essenza delle cose, di attraversare gli altri con qualcosa di pulsante, vitale e capace di emozionare. La voce narrante del film è quella di David, un inglese che da sette anni vaga per il mondo ed è approdato al Rostom esausto e desideroso di rimettersi in piedi e raccontarsi. Con un registratore a cassette tiene un diario vocale in cui registra le proprie impressioni, le riflessioni sulla vita, sui propri sogni e sugli incontri con gli altri ospiti del dormitorio.» (Luca Magi)

«Sembra di vivere in una bolla fantascientifica in certi momenti, sembra di vivere le notti insonni di luci soffuse, voci roche, volti nella nebbia, corpi stretti nella morsa dell’immagine. Storie che si sovrappongono, che risuonano ancora nei corridoi dell’andirivieni, del luogo di passaggio, dalla veglia al sonno disturbato, fetido, sempre (…)  Rostom è una vetrina trasparente, reticolo denso del mondo fisico e sociale, segnato da un’infinità di impulsi, una molteplicità di motivazioni. Si fa ricettacolo di sonorità spezzate dalla quotidianità, voci del provvisorio, del transitorio. Si cerca l’attimo fuggente, indugiando sui volti, la teatralità dei corpi, sul non-finito, lasciando emergere transiti tra luci, ancora ombre e gradazioni. Rostom si fa visionario perché proiettata alla partecipazione. Visionario perché capace di filtrare il mondo fuori attraverso giochi di prossimità e di conflitti, agendo su noi spettatori, transitando da un punto all’altro con libertà. Sottraendosi ad ogni grammatica lineare, dipingendo processi incompiuti. È sintagmatica: sintassi plurale, fatta di tragitti incoerenti. Non è solo visione, ripresa della vita, in cui la distanza dissiperebbe la mobilità nello sguardo. E’, appunto, partecipazione che offre vie possibili, anche di cadute nel baratro, dispiega archivi di ipotesi e di tracce. Lo sguardo è spaesato, decentrato e sceglie le figure dell’erranza e dello sconfinamento, come il fumo eterno di sigaretta versato nella notte.» (Leonardo Lardieri, Sentieri Selvaggi)