TAKARA – LA NOTTE CHE HO NUOTATO

/ / Senza categoria

TAKARA – LA NOTTE CHE HO NUOTATO
La nuit où j’ai nagé.

un film di Damien Manivel, Kohei Igarashi
con Takara Kogawa, Keiki Kogawa, Chisato Kogawa, Takashi Kogawa
sceneggiatura:  Damien Manivel, Kohei Igarashi
fotografia: Wataru Takahashi ● montaggio: William Laboury
musiche: Jérôme Petit
produzione: MLD Films, Nobo, Shellac Sud
distribuzione: Tycoon Distribution
Francia, Giappone, 2017 ● 79 minuti

v.o. giapponese con sottotitoli in italiano

74° Mostra del Cinema di Venezia: Orizzonti
Detour – Festival del Cinema del Viaggio

il silenzio notturno e lo stupore durante una nevicata.
un racconto incantevole in tre atti, una favola senza tempo dal Giappone.

Tra le montagne innevate del Giappone, ogni notte, un pescatore si reca al mercato del pesce del suo paese. Una notte, il suo figlioletto di 6 anni, Takara, viene svegliato dai suoi rumori, e non riesce proprio a rimettersi a dormire… Mentre il resto della famiglia dorme, il piccolo fa un disegno per quel papà che vede così poco, e lo mette nel suo zainetto. La mattina, ancora troppo insonnolito, perde la strada per la scuola: un’occasione per una piccola avventura, e forse per consegnare quel disegno…

«Quando ci siamo incontrati alla premiere di due nostri film, abbiamo subito trovato un’intesa attraverso il nostro amore per il cinema. Qualche mese dopo abbiamo deciso di fare un film insieme. Ognuno ci avrebbe messo qualcosa di suo: il fascino per i paesaggi innevati di Damien avrebbe incontrato la voglia di Kohei di raccontare l’infanzia. E così abbiamo viaggiato nella regione più innevata del Giappone, Aomori, e abbiamo incontrato un bambino di sei anni, Takara Kogawa. Siamo rimasti meravigliati dalla sua miscela di fantasia e tristezza, dalla sua disarmante sincerità… Nella vita di tutti i giorni, suo padre è pescivendolo e Takara lo sente ogni notte alzarsi e andare al mercato. Quando Takara torna da scuola, suo padre sta ancora dormendo. Si vedono appena. Abbiamo cercato di raccontare questo complesso sentimento di amore e distanza seguendo le piccole orme di Takara.» (Damien Manivel e Kohei Igarashi)

«Tra l’essenzialità di Chaplin e il rigore di una storia illustrata per bambini, un attore bambino non professionista calamita l’attenzione con una semplice successione di azioni banali: il cinema puro è in azione, mentre il piccolo si muove tra spazi domestici, strade ghiacciate, una piccola stazione ferroviaria, un centro commerciale, un parcheggio. Contempliamo con lui il silenzio notturno e lo stupore durante una nevicata, il senso di libertà mentre si aggira, senza mai interagire con nessuno, per le strade bianche alla ricerca di un contatto con il padre, il cui ritmo di vita è opposto al proprio. […] i registi accostano mirabilmente due mondi opposti e ci fanno precipitare nell’immaginazione di un bambino di sei anni per rappresentare l’amore a distanza tra padre e figlio.» (Raffaella Giancristofaro, mymovies.it)