THE RIDER

/ / Senza categoria

THE RIDER – IL SOGNO DI UN COWBOY

un film di Chloé Zhao
con Brady Jandreau, Mooney, Tim Jandreau, Lilly Jandreau, Leroy Pourier
Cat Clifford, Tanner Langdeau, James Calhoon, Lane Scott
sceneggiatura: Chloé Zhao ● fotografia: Joshua James Richards
montaggio: Alex O’Flinn ● musiche: Nathan Halpern
produzione: Caviar
distribuzione: Wanted Cinema
Stati Uniti, 2018 ● 103 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

2017, Cannes: premio CICAE; Amburgo FF: Art Cinema Award ● 2018, Dublino IFF: miglior regia; Istanbul IFF: premio Fipresci
2019, National Society of Film Critics Awards: miglior film

Al suo secondo lungometraggio Chloé Zhao dirige con maestria un cast di attori non professionisti raccontandoci la storia di un cowboy in un’America odierna e decadente.

giovedì 29 agosto
19:50

Dopo un tragico incidente a cavallo, il giovane cowboy Brady vede i suoi sogni sfumare: scopre infatti che non potrà più gareggiare. Tornato a casa nella riserva indiana di Pine Ridge, South Dakota, Brady lotta per superare il trauma dell’incidente, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Nonostante il momento difficile, il ragazzo non può pensare solo a se stesso, deve infatti badare alla sorella Lilly che, affetta dalla sindrome di Asperger, non può contare sulle attenzioni del padre Wayne. L’uomo, dipendente dal gioco d’azzardo, arriverà addirittura a vendere il cavallo preferito di Brady per saldare i suoi debiti. Frustrato e oppresso dal senso di inadeguatezza, Brady si allontana dal mondo e dagli amici del rodeo e inizia a spendere la maggior parte del suo tempo con l’amico Lane (Lane Scott) anch’egli in riabilitazione intensiva dopo un incidente. La lontananza dai cavalli diventa però insopportabile e Brady torna così ad allenarsi. Ma dovrà prendere una decisione: dedicarsi alla guarigione con l’aiuto della sua famiglia e dei suoi amici, o rischiare tutto per mantenere l’unico senso di sé che abbia mai conosciuto.

«Abbiamo lavorato con una troupe leggera, girando nelle case delle persone, in luoghi reali. (…) Abbiamo fatto in modo che le riprese, pur di scene reali, avessero un taglio cinematografico per far sì che la realtà entrasse perfettamente a far parte della narrazione. Attraverso il viaggio di Brady, sia dentro che fuori dallo schermo, spero di esplorare la nostra cultura riguardo alla mascolinità e di offrire una versione più sfumata del classico cowboy americano. Voglio anche far vedere un ritratto autentico del ruvido, onesto e bellissimo cuore dell’America che amo e rispetto profondamente» (Chloé Zhao)

«È una bella sopresa The Rider. Un film che partendo dalla storia autobiografica di questo ragazzo (che intepreta se stesso nel film) riesce a disegnare una sincera parabola universale di accettazione dei propri limiti e di dolorosa redenzione. Ma è anche un western The Rider? Certamente ne assume tutte le coordinate immaginarie: innanzitutto quelle iconografiche (l’abbiglimento, gli accessori da cowboy, i cavalli), poi temporali (una dilatazione “epica” delle cavalcate che fa respirare il film oltre la sua stessa trauma) e infine spaziali (questo South Dakota dei giorni nostri sempre molto simile a del vecchio West). (…) rimane un film fatto di piccole cose, quelle necessarie: (…) Brady si riavvicina pian piano agli affetti e il film lo pedina con rispetto, spesso in silenzio, arrivando letteralmente a curare le sue ferite con l’apertura al western che segna anche un contatto emotivo con l’immaginario di tutti noi spettatori. Un abbraccio che avvertiamo.» (Pietro Masciullo, sentieriselvaggi.it)