TRAMONTO

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TRAMONTO ● NAPZALLTA

un film di László Nemes
con Urs Rechn, Vlad Ivanov, Susanne Wuest, Björn Freiberg, Juli Jakab
sceneggiatura: László Nemes, Clara Royer, Matthieu Taponier ● fotografia: Mátyás Erdély
montaggio: Matthieu Taponier ● musiche: László Melis
produzione: Laokoon Filmgroup, Playtime Production
distribuzione: Movies Inspired
Ungheria/Francia, 2018 ● 142 minuti

v.o. ungherese con sottotitoli in italiano

2018, Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: premio Fipresci

Dopo il sorprendente esordio de “Il figlio di Saul”, László Nemes si conferma uno degli autori più radicali e rigorosi del cinema contemporaneo e porta avanti la sua personale visione registica con un film immersivo e sensoriale, un complesso e ammaliante ritratto dell’Europa di inizio Novecento.

lunedì 18 febbraio
11:00

Budapest, 1913. L’Europa austroungarica è all’apice del progresso e dello sviluppo tecnologico. La giovane Irisz Leiter, tornata nella capitale ungherese dopo gli anni spesi a Trieste a studiare come modista, vorrebbe lavorare nella leggendaria cappelleria dei suoi defunti genitori. Ha il nome e le abilità per farlo, ma il nuovo proprietario, il signor Brill, la respinge. Sono attesi ospiti reali e non vuole problemi. Irisz, però, non se ne va, specie dopo aver scoperto l’esistenza di un fratello, Kálmán, che vive nascosto per essere stato protagonista di un oscuro delitto. La ricerca di Kálmán la conduce nel cuore di tenebra di una civiltà sull’orlo della propria rovina.

«A pensarci, la Budapest di inizio secolo ci risulta oggi provenire quasi da un pianeta diverso. Ma per quanto remota ci possa sembrare, penso vi siano delle connessioni forti col nostro presente. Ed è per questo che ho voluto immergere lo spettatore in un mondo che risulta al contempo così diverso e così familiare. Nel film ci si interroga spesso su come una data società scelga il proprio fato, il proprio destino. Trovo sia una domanda sempre rilevante e sento che oggi, forse senza nemmeno che ce ne accorgiamo, ci troviamo ad un crocevia nel nostro percorso di civiltà.» (László Nemes)

«La tecnica e il peculiare linguaggio filmico messi a punto in Il figlio di Saul, e che sembrava impossibile esportare in un altro film, in un’altra storia, vengono qui riapplicati e ulteriormente potenziati. Macchina da presa incollata a Irisz, alla sua faccia, al suo corpo, mentre intorno a lei spesso tutto è fuori fuoco, alluso ma non definito, fantasmatico, e anche quando le inquadrature si fanno più classiche (per dire: quelle al negozio-atelier) e meno ossessivamente centrate sulla protagonista, Nemes riesce a restituirci il senso di una realtà sospesa. Due ore e un quarto di un cinema radicale come pochi altri oggi, certo spossante, ma in grado di catturare e restituire il mistero, il non visto e il non visibile, il non detto e il non dicibile, in una sfida che lo spettatore deve raccogliere perché grande sarà la sua ricompensa. » (Luigi Locatelli, Nuovo Cinema Locatelli)