The Florida Project

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The Florida project

un film di Sean Baker
con Willem Dafoe, Brooklynn Prince, Valeria Cotto, Bria Vinaite, Christopher Rivera
sceneggiatura: Chris Bergoch, Sean Baker ● fotografia: Alexis Zabe
montaggio: Sean Baker ● musiche: Lorne Balfe
produzione: Cre Film, Freestyle Picture Company, June Pictures
distribuzione: Cinema
Stati Uniti, 2017 ● 111 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Festival di Cannes 2017: Quinzaine des Réalisateurs ● Oscar 2018: candidatura per il miglior attore non protagonista a Willem Dafoe
35º Torino Film Festival TIFF: fuori concorso ● AFI Awards 2018: Miglior film dell’anno

Dal regista di “Tangerine”, uno sguardo commosso e commovente sull’altra faccia del Sogno americano raccontato dal punto di vista dei bambini che crescono all’ombra di un castello (dis)incantato.

Moonee, Scooty e Jancey sono tre bambini che vivono in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disney World quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere. I tre hanno circa sei anni e riescono ancora a trasformare una realtà fatta di fast food, trash televisivo e quotidiana miseria in un’avventura. Moonee è una piccola canaglia, la sua giovane mamma Halley si muove lungo il confine tra legalità e crimine e l’unico che cerca di tenere insieme le cose è Bobby (Willem Dafoe) il manager del Magic Castel Hotel dove vivono Moonee e Scooty.

«Esaminavamo la sceneggiatura in ogni piccolo particolare, modificavamo le scene, abbiamo perfino cambiato il finale originale, ma abbiamo sempre saputo che avevamo il desiderio di raccontare una storia dal punto di vista di un bambino …e che volevamo raccontare di come, anche se non può permettersi di acquistare un biglietto per i parchi a tema vicino a dove vive, questo giovane personaggio era comunque capace di trovare avventura e divertimento. Questo concetto non è mai stato abbandonato: si tratta di una storia incentrata su dei bambini che crescono all’ombra di un castello incantato.» (Sean Baker e Chris Bergoch)

«L’attenzione per chi vive ai margini, raccontato sempre con una verità e un rispetto disarmanti, è una delle caratteristiche del cinema di Sean Baker, tra le voci più originali ed interessanti del circuito indie. E dopo aver dimostrato che si può girare un film bellissimo come Tangerine armati solamente di iPhone, il regista realizza con Un sogno chiamato Florida (no comment sulla scelta del titolo italiano) la sua pellicola più costosa. Un piccolo capolavoro che segue queste simpatiche canaglie contemporanee con uno stile a metà fra il trasognato e quello che si potrebbe definire un neorealismo tipicamente indie. Baker ha la capacità di ritrarre con potenza e meraviglia la nuova povertà a stelle e strisce, mettendo la camera ad altezza di bambino e puntando moltissimo sul contrasto creato dai colori pastello, a partire dal viola del Magic Castle, sulla luce e sul cast. » (Benedetta Bragadini, rollingstone.it)