una donna fantastica

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una donna fantastica ● Una Mujer Fantástica

un film di Sebastián Lelio
con Daniela Vega, Francisco Reyes, Luis Gnecco, Amparo Noguera, Aline Kuppenheim
sceneggiatura: Sebastián Lelio, Gonzalo Maza ● fotografia: Benjamín Echazarreta
montaggio: Soledad Salfate ● musiche: Matthew Herbert
produzione: Fabula, Komplizen Film, Setembro Cine
distribuzione: Lucky Red
Cile, Germania, Spagna, USA, 2015 ● 104 minuti

v.o. spagnolo con sottotitoli in italiano

Berlinale 2017: Orso d’Argento alla Miglior Sceneggiatura ● Menzione Speciale Giuria Ecumenica
Teddy al Miglior Film ● Academy Awards: candidato all’Oscar come miglior film straniero

E se una donna fantastica avesse un passato da uomo?

Quanto tempo dovrà ancora passare perché tante donne e uomini transessuali e transgender vedano riconosciuti non solo i loro diritti giuridici ma anche, semplicemente, il potere di vivere la loro identità senza subire giudizi superficiali e penose discriminazioni?

Santiago del Cile. Orlando, un ultracinquantenne imprenditore tessile, ha una soddisfacente relazione con Marina e intende festeggiarne il compleanno con un viaggio alle cascate di Iguazu. La sera della ricorrenza ha un malore in seguito al quale cade dalle scale di casa. Marina lo porta all’ospedale e avvisa il fratello che sopraggiunge. Orlando è deceduto e Marina viene invitata dalla ex moglie a tenersi lontana dalle esequie e dalla sua famiglia. Non perché sia l’amante ma perché è una transgender.

«Vedo Una Donna Fantastica come un film dallo splendore estetico, dal vigore narrativo, un film di tensione e sentimento. Politonale, multi sperimentale, multi emozionale. È un film che allo stesso tempo celebra e indaga il suo personaggio principale: Marina Vidal. Cosa vedranno gli spettatori quando vedranno Marina? Una donna, un uomo, o la somma di entrambi? Vedranno un essere umano che cambia continuamente sotto ai loro occhi, che fluisce, vibra, e modifica se stessa. Ciò che stanno vedendo non è esattamente quello che vedono, e questa condizione trasforma Marina in un vortice che trascina la fantasia e il desiderio dello spettatore, invitandolo ad esplorare i limiti della sua stessa empatia.» (Sebastian Lelio)

«Nel comporre il suo ritratto Lelio fa uso di una forma filmica ipnotica, morbida, estremamente piacevole, che rende quasi impossibile non lasciarsi trascinare dalla narrazione. Il lungo prologo con i titoli di testa che scorrono su cascate filmate dall’alto (le cascate di Iguazú in Brasile) rimarranno la chimera sognata di cui il prologo è come un’evocazione. L’evocazione poetica di un altrove sognato e di un (possibile) futuro leggero e sereno. Le cascate, private del rombo e del frastuono, sono invece accompagnate da una musica classica che sembra emanata da un cinema del passato. Cascate che riassumono anche la forma del film. La leggerezza onirica, la dimensione quasi ovattata, soprattutto il suo essere un flusso naturale.» (Francesco Boille, Internazionale)