UNA LUNA CHIAMATA EUROPA

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una luna chiamata europa ● Jupiter holdja

un film di Kornél Mundruczó
con Merab Ninidze, Zoltán Mucsi, György Cserhalmi, Mónika Balsai, Farid Larbi, András Bálint
sceneggiatura: Kornél Mundruczó ● fotografia: Marcell Rév
montaggio: Dávid Jancsó ● musiche: Jed Kurzel
produzione:  KNM, Match Factory Productions
distribuzione: Movies Inspired
Ungheria, 2017 ● 100 minuti

v.o. ungherese con sottotitoli in italiano

Cannes 2017: in concorso

dopo WHITE GOD, ritorna Kornel Mundruczo con un film di denuncia sulla corruzione che a Budapest tocca tutte le classi sociali in un’Ungheria che ha alzato le barriere e rifiuta qualsiasi politica di accoglienza.

Aryan viene ferito mentre cerca di attraversare illegalmente la frontiera ungherese. Sopravvissuto, il ragazzo scopre che ha ricevuto in dono la capacità di levitare. Rinchiuso in un campo di rifugiati, riesce a scappare con l’aiuto del dottor Stern che vuole sfruttarne lo straordinario potere.

«Una delle lune del pianeta Giove, scoperte da Galileo, si chiama Europa. Per me era importante considerare questo film come una storia europea, radicata in un’Europa in crisi, inclusa l’Ungheria. Allo stesso tempo, cercavo di dargli un’aria da fantascienza contemporanea. Sono appassionato di questo genere fin dall’infanzia e penso che ciò si percepisca in certi miei film precedenti, come White God – Sinfonia per Hagen o Tender Son – The Frankenstein Project. Abbiamo inoltre lavorato attorno all’idea di straniero domandandoci chi sia il vero straniero. È una questione di punto di vista. Giove è sufficientemente lontano da noi perché ci si possa porre nuovi interrogativi sulla fede, i miracoli, la diversità.» (Kornél Mundruczó)

«Che succede se ad un film di fantascienza si sottrae il futuro e lo si ambienta nel presente, se gli si sottrae la tecnologia e gli si proibisce di sfruttare il design? Cosa accade se gli si lascia solo la distopia, cioè una società in cui tutto sembra andare male e complottare contro uomini semplici che vivono e attraversano bassifondi terribili? Una luna chiamata Europa in un certo senso risponde a questa curiosità che prima nessun avrebbe pensato di poter avere e nel farlo crea un piccolo ibrido tra cinema commerciale e d’autore come raramente se ne vedono, un’opera dal budget apparentemente elevato girata con i tempi del cinema d’autore. È evidente che nella testa di Mundroczo c’è la voglia di piegare moltissimo i generi, di concepire una fantascienza del presente stretto, di ambientare qua e ora, senza metafore o allegorie impossibili le stesse rivoluzioni che la fantascienza appalta al futuro. La distopia è già tra noi.» (Gabriele Niola, Badtaste.it)