Untitled ● Viaggio senza fine

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UNTITLED ● VIAGGIO SENZA FINE

un film di Michael Glawogger, Monica Willi
sceneggiatura: Michael Glawogger, Monika Willi, Attila Boa
fotografia: Attila Boa ● montaggio: Monika Willi ● musica: Wolfgang Mitterer
produzione: Lotus Film, ORF Film/Fernseh-Abkommen, Kasbah-Film Tanger
distribuzione: ZaLab
Austria, Germania 2017 ● 105 minuti

v.o. tedesco, inglese con sottotitoli e voce narrante in italiano

presentato postumo alla 67a Berlinale

venerdì 4 maggio ospite in sala Nada, voce narrante nella versione italiana

UNTITLED è il film testamento di Michael Glawogger, regista austriaco apprezzato in tutto il mondo per il suo cinema di denuncia e di ricerca. Lo ha reso celebre la “trilogia della globalizzazione” di cui fanno parte Megacities, Workingman’s Death e Whores’ Glory. Dopo Cattedrali della Cultura, realizzato insieme a Wim Wenders, Robert Redford ed altri, Glawogger parte per il suo ultimo viaggio intorno al mondo e il suo ultimo film, Untitled

Un’immersione nel mondo attraverso un viaggio tra Italia, Balcani e Africa alla ricerca dell’inaspettato. Scardinando il concetto stesso di racconto, nel dicembre del 2013 il regista Michael Glawogger decide di partire per un anno attraversando tutti i continenti senza fermarsi. Vuole filmare andando semplicemente incontro a ciò che accade e lasciandosi stupire dall’inatteso. Serendipity è l’unico concetto e l’unica regola creativa a cui attenersi. Dopo 4 mesi e 19 giorni Glawogger muore improvvisamente durante le riprese. Monika Willi, sua storica montatrice, raccoglie la sfida all’imprevisto e la continua. Regalandoci un omaggio sulla bellezza travagliata del mondo e un inno alla potenza visiva e poetica di questo regista.

«Il film più bello che potevo immaginare era un film che non si fermasse mai… E’ il mio progetto più estremo sul movimento e i viaggio. Questo, ho pensato, è come può essere un film. Un movimento che viene interrotto solo in rare occasioni, e se succede è solo per un evento sorprendente.
Non aspettare, ma continuare sempre a guidare, perché è solo attraverso il maggior movimento possibile che le storie arrivano da te. Solo quando la vita da sé arriva a un punto morto, dobbiamo arrestarci anche noi e stare fermi finché non abbiamo sperimentato cosa c’è da provare e filmato ciò che deve essere filmato» (Michael Glawogger)

«(…) il vuoto lasciato dalla morte (di Glawogger, ndr) era un peso artistico schiacciante e quasi travolgente. Come avrei dovuto progettare, assemblare, montare senza di lui? L’apertura radicale del concetto che volevamo seguire non ha reso le cose più facili. Ogni decisione che ho preso è stata una decisione senza di lui e forse contraria alle sue intenzioni. Ma ad un certo punto ho dovuto affrontare la sfida.(…) Per cui anch’io ho intrapreso un viaggio attraverso il filmato, nelle immagini. (…) Ho guardato il girato migliaia di volte, fino a quando le connessioni sembravano rivelarsi, temi, idee chiave, centri di potere. Il primo passo verso lo sviluppo della struttura del film. (…) Ho cercato di assemblare le scene potenti e poetiche in modo da distillare un ritratto molteplice e visivamente potente del mondo – come un canto del cigno nella vita quotidiana di persone e animali.» (Monika Willi)

«Di fronte a una visione senza filtri, spesso senza dialoghi (in ogni caso mai sottotitolati) e con una discontinua voce off, attraverso il movimento frenetico di esseri umani costretti a vivere in condizioni inconcepibili per il privilegiato spettatore occidentale, questo film ci racconta la straordinaria capacità di resistenza e – per usare un termine oggi un po’ abusato – resilienza dell’umanità, abbarbicata alla terra più arida del mondo, in forzata e caotica comunanza con gli altri, come in un formicaio, o nella solitudine più assoluta tra le vette innevate delle montagne. (…) Accompagnato dallo splendido tessuto sonoro delle musiche originali di Wolfgang Mitterer, che contrappuntano e si intrecciano ai suoni naturali, e dalle parole dello stesso Glawogger affidate nella versione italiana alla bellissima e calda voce di Nada, Untitled è uno scrigno pieno di diamanti grezzi, un commiato esemplare che termina nella pace quasi irreale di Harper, in Liberia, dove il regista si è dissolto troppo presto, lasciandoci in regalo quello che adesso suona come un testamento: un film che guarda, con affascinata curiosità e senza esprimere giudizi, i tanti volti dell’umanità. Vedendolo si comprende che non c’è alcun merito o superiorità nel fatto di nascere in un posto invece che in un altro e che i privilegi di chi non ha problemi di sopravvivenza nascono dallo sfruttamento secolare delle risorse di altri paesi.» (Daniela Catelli, comingsoon.it)