VARDA BY AGNÈS ● dal 2 marzo

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VARDA BY AGNÈS

un film di Agnès Varda, Didier Rouget
con Agnès Varda, Sandrine Bonnaire, Nurit Aviv
sceneggiatura: Agnès Varda, Didier Rouget ● fotografia:
montaggio: Agnès Varda, Nicolas Longinotti
produzione: Ciné Tamaris, ARTE
distribuzione: Cineteca di Bologna
Francia, 2019 ● 115 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

2019 Berlinale: Fuori Concorso ● Toronto FF

Agnès Varda racconta se stessa in una lezione di cinema che diventa lezione di vita.

In occasione dell’uscita in sala di Varda by Agnès, dedichiamo una giornata intera ad Agnés Varda, voce unica nel coro nouvelle vague.
 
Varda per oltre settant’anni ha girato film con lo stesso contagioso piacere, senza distinzioni tra generi, formati, durate, fiction o verité. Un cinema in prima persona, singolare, fatto di di luoghi, di strade, di attese, lo sguardo che si fa all’occorrenza femminista e sociale, senza perdere in libertà poetica.

Agnès Varda si siede su un palco. Fotografa professionale, autrice di installazioni e soprattutto pioniera della Nouvelle Vague, è un’istituzione del cinema francese senza però essersi mai chiusa a nuove esperienze. In questo film offre un ritratto della sua attività utilizzando sequenze delle sue opere cinematografiche, foto e riprese delle installazioni senza rispettare necessariamente e sempre un ordine cronologico. Nella seconda parte focalizza l’attenzione sugli anni dal 2000 al 2018 mostrando il suo rapporto con le nuove tecnologie.

«Nel 1994, in coincidenza con una retrospettiva alla Cinémathèque française, ho pubblicato un libro intitolato Varda par Agnès. Venticinque anni dopo, lo stesso titolo viene dato al mio film fatto di immagini in movimento e di parole. Il progetto è lo stesso: fornire le chiavi della mia opera. Il film si divide in due parti, una per secolo. Il Ventesimo secolo va dal mio primo lungometraggio La Pointe courte nel 1954 all’ultimo del 1996, Cento e una notte). Nel mezzo ho girato documentari, film, sia lunghi che brevi. La seconda parte inizia nel Ventunesimo secolo, quando le piccole cineprese digitali hanno cambiato il mio approccio al documentario, da Les Glaneurs et la glaneuse nel 2000 a Visages, Villages diretto con JR nel 2017. Ma in quel periodo ho creato soprattutto installazioni d’arte, i Triptyques atypiques, le Cabanes de Cinéma, e ho continuato a fare documentari, come Les Plages d’Agnès. Tra le due parti c’è un piccolo promemoria della mia prima vita di fotografa. […] Potremmo chiamarla ‘lezione magistrale’, ma non mi sento una maestra e non ho mai insegnato. Non mi piace l’idea. Non volevo farne una cosa noiosa. Così si svolge in un teatro pieno di gente, o in un giardino, e cerco di essere me stessa e di trasmettere l’energia o l’intenzione o il sentimento che voglio condividere. È quello che chiamo ‘cinescrittura’, in cui le scelte partecipano a qualcosa che si chiama ‘stile’.» (Agnès Varda)

«Varda ha la capacità di trasmettere anche concetti complessi con la massima semplicità e, soprattutto, di saper far convivere astrazione e realtà. Sa come cogliere l’essenza di un sentimento o come far percepire un’assenza che, per una notte, ridiviene presente grazie a un’enorme immagine su una pietra, ma anche guardare a persone nella loro quotidianità e pure, perché no, nel loro disagio esistenziale. […] Le sue patate utopiche che partono dall’averne trovata una a forma di cuore e aver poi avuto modo di riflettere su come, alla fine del loro ciclo vitale, diano origine a nuove infiorescenze, dicono molto della sua continua ricerca che guarda alla vita, consapevole delle sue precarietà (come lo era in Clèo dalle 5 alle 7) ma anche della sua forza positiva.» (Giancarlo Zappoli, mymovies.it)