A quiet passion

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A quiet passion

un film di Terence Davies
con Cynthia Nixon, Jennifer Ehle, Keith Carradine, Catherine Bailey, Jodhi May
Emma Bell, Duncan Duff, Joanna Bacon, Eric Loren
sceneggiatura: Terence Davies ● fotografia: Florian Hoffmeister
montaggio: Pia Di Ciaula
produzione: Hurricane Films
distribuzione: Satine Film
Gran Bretagna, Belgio, 2016 ● 126 minuti

v. doppiata in italiano

66. Berlinale – Berlin International Film Festival: special Gala ● Ghent International Film Festival: miglior film
34. Torino Film Festival: presentato nella sezione Festa Mobile

L’eleganza stilistica di Terence Davies confeziona un ritratto della poetessa americana, una ribelle sotto mentite spoglie, che sceglie di non cedere al conformismo, alla mansuetudine e all’obbedienza. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.

La storia della celebre poetessa statunitense Emily Dickinson dagli anni della trasgressiva giovinezza alla vita adulta di auto reclusione. Ambientato nella villa di famiglia, il film ritrae una donna non convenzionale sulla cui vita si sa molto poco. Nata nel 1803, Emily Dickinson era considerata una bambina di talento, ma un trauma emotivo la costrinse ad abbandonare gli studi. La giovane donna introversa si ritira quindi dalla società e inizia a scrivere poesie.

«Emily Dickinson è stata una grande artista. Molte cose di lei mi hanno attirato, anche degli aspetti per me autobiografici. Lei era molto legata alla famiglia, voleva restare al suo interno per sempre. Io anche pensavo che la mia famiglia fosse la più bella e che non l’avrei lasciata, poi le cose cambiano, c’è chi muore, chi se ne va, non puoi arrestare il tempo. In più c’è l’aspetto della malattia che è stata terribile, all’epoca non avevi antidolorifici. Ma lei viveva tutto con una strana forma di accettazione, la si può scovare anche nelle sue poesie, che sono struggenti e toccanti, a loro modo sempre leggere. Era all’avanguardia per i suoi tempi, e come molti artisti, non ha avuto fortuna. Questo mi interessava ma quello che più mi premeva raccontare era la tensione della domanda legata al dopo, a ciò che succederà alla nostra anima. Emily Dickinson era una persona molto spirituale e spero che questo si colga. Ha difeso l’integrità del suo animo e ha cercato di vivere sempre coerentemente con se stessa. E questo dovrebbero farlo tutti, sempre.» (Terence Davies)

«In mano a Davies, la vita della Dickinson ha tutta la grazia formale delle produzioni in costume di stampo britannico, con alcune sequenze che rasentano il sublime, in particolare l’uso delle fotografie per illustrare il passaggio del tempo. Per quanto concerne la presunta “freddezza” dell’autore, essa è del tutto assente in questa sede, grazie ad un ingrediente piuttosto inatteso, visto il soggetto. Questo ingrediente è la risata, merito di un copione firmato dallo stesso Davies che dà ai dialoghi una vitalità (tragi)comica degna di Jane Austen. Tematiche non facili come il ruolo della donna nell’Ottocento (anglosassone, ma anche in generale) e l’influenza della fede religiosa sulla vita di tutti i giorni vengono affrontate con battute vivaci ed argute, che danno al linguaggio parzialmente arcaico una qualità molto contemporanea, senza mai sfiorare il ridicolo con l’uso di espressioni vetuste. Quest’anima più leggera – in apparenza – attraversa praticamente tutto il film, anche in molti momenti più solenni (solo la morte viene trattata con assoluta serietà, senza contare l’uso non ironico di scritti della Dickinson come voce narrante). Un biopic insolito, divertente e straziante, che merita di essere proposto a un pubblico il più vasto possibile.» (Max Borg, movieplayer.it)