Dogman

/ / Senza categoria

Dogman

un film di Matteo Garrone
con Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Nunzia Schiano, Adamo Dionisi, Francesco Acquaroli
Alida Baldari Calabria, Gianluca Gobbi
sceneggiatura: Ugo Chiti, Massimo Gaudioso, Matteo Garrone ● fotografia: Nicolaj Bruel
montaggio: Marco Spoletini ● musiche: Michele Braga
produzione: ARCHIMEDE, LE PACTE
distribuzione: 01 Distribution
Italia, Francia, 2018 ● 102 minuti

v.o. in italiano

Cannes 2018: in concorso

DOGMAN il nuovo film di Matteo Garrone con un bravissimo Marcello Fonte, vincitore a Cannes del premio come miglior attore, ispirato a un fatto di cronaca, è uno splendido e dolente viaggio metaforico in una civiltà che ha perso ogni punto di riferimento.

martedì 26 giugno 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 26 giugno 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 27 giugno 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

In una periferia sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l’unica legge sembra essere quella del più forte, Marcello è un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l’amore per la figlia Alida, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l’intero quartiere. Dopo l’ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall’esito inaspettato.

«Ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura dodici anni fa: nel corso del tempo l’ho ripresa in mano tante volte, cercando di adattarla ai miei cambiamenti. Finalmente, un anno fa, l’incontro con il protagonista del film, Marcello Fonte, con la sua umanità, ha chiarito dentro di me come affrontare una materia così cupa e violenta, e il personaggio che volevo raccontare: un uomo che, nel tentativo di riscattarsi dopo una vita di umiliazioni, si illude di aver liberato non solo se stesso, ma anche il proprio quartiere e forse persino il mondo. Che invece rimane sempre uguale, e quasi indifferente.» (Matteo Garrone)

«C’era un territorio in cui Matteo Garrone non si era ancora spinto: quello della tenerezza, della dolcezza e dei sentimenti migliori. Abilissimo a lavorare nei contesti duri come non vediamo mai in nessun altro film, questo regista che pare non saper sbagliare un film, ha sempre dimostrato una certa predilezione per il nero (che pure non manca in Dogman), tono che il suo stile, mai cerebrale ma anzi spontaneo e verace come la vita vera, è perfetto per raccontare. Dogman sbatte in faccia a tutti il fatto che quello stesso stile, che fa sì che ad un posto e alle persone che contiene debbano corrispondere per forza certi sentimenti, funziona pure quando si tratta di raccontare la tenerezza e il lato più commovente dell’umanità.» (Gabriele Niola, Badtaste.it)