I primitivi

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I primitivi ● Early Man

un film d’animazione di Nick Park
con le voci di Riccardo Scamarcio, Paola Cortellesi, Salvatore Esposito, Claudio Gregori, Gabriele Rubini
sceneggiatura: Mark Burton, James Higginson ● fotografia: Dave Alex Riddett
montaggio: Sim Evan-Jones ● musica: Harry Gregson-Williams, Tom Howe
produzione: Aardman Animations
distribuzione: Lucky Red
Gran Bretagna, 2018 • 100 minuti

v. doppiata in italiano

ci sono voluti quasi otto anni di lavoro per realizzare i primitivi di Nick Park, già regista di capolavori come galline in fuga e shaun the sheep: questa volta veniamo trasportati nel mondo antico per assistere allo scontro di due civiltà, quella della pietra e quella del bronzo!

All’alba dei tempi, tra creature preistoriche e natura incontaminata, la vita è perfetta per il primitivo Dag e per la sua adorabile e bizzarra tribù. La tranquillità dell’Età della Pietra viene però travolta dall’arrivo della potente Età del Bronzo, che costringe tutti ad abbandonare la propria casa. Lo scontro tra civiltà prende la forma di un’epica sfida in un gioco di cui fino a quel momento Dag non aveva mai sentito parlare, a differenza dei suoi nemici, già maestri in campo grazie a Dribblo. Contro qualsiasi probabilità di vittoria e schierandosi contro il parere del prudente e saggio Barbo, Dag insegnerà a Grullo, Gordo e agli altri imbranati cavernicoli come giocare… a calcio! Il risultato è un completo disastro. Quando però Dag recluta Ginna, energica e appassionata tifosa, le cose iniziano a migliorare. Usando come campo di allenamento i vulcani ribollenti, i geyser fumanti e le rocce dei canyon, i primitivi imparano a superare i propri limiti e a credere in sé stessi. Nonostante i tentativi di Lord Nooth di indebolire la squadra dei primitivi nascondendo segreti importanti sul loro passato, niente e nessuno riuscirà a fermarli.

«E’ rimasta in secondo piano per molto tempo – e la sola sceneggiatura ha richiesto oltre tre anni di lavoro. Mark Burton ha iniziato a scriverla con me, ha interrotto per occuparsi di Shaun, vita da pecora, e poi è tornato. E’ così che lavoriamo alla Aardman. Prima tutti insieme lavoriamo agli storyboard per l’intero film, poi li montiamo e aggiungiamo una colonna sonora e delle voci provvisorie. Abbiamo scritto e riscritto tutto 100 volte, mi pare. Decidiamo se una scena non è abbastanza divertente o se semplicemente non funziona. E tutto questo va avanti per due anni prima di cominciare a girare. Mi sembra di aver fatto due volte lo stesso film! Ma ne è valsa la pena. (…) A quelli che non sanno come funziona la produzione nel mondo dell’animazione, può sembrare un processo lentissimo. Se otteniamo tre secondi (di girato) alla fine di una giornata, e sono buoni, siamo molto soddisfatti. E se riusciamo ad ottenere più di un minuto in una settimana? Beh allora, nel mondo dell’animazione, è un grande successo. Lavorare ad un lungometraggio ti dà più da pensare, è una grossa affermazione, è più ambizioso, comporta una troupe più numerosa. Per me significa anche essere coinvolto nella creazione di ciascun personaggio in modo che dal loro aspetto si veda che vengono dalla stessa scuderia.» (Nick Park)

«I primitivi, in particolare, presenta un lavoro tecnico ancora più curato dei precedenti film dello studio d’animazione, con scenari ambientali amplissimi ed eccezionalmente dettagliati. I primitivi è oltretutto un film godibile per tutta la famiglia. Le gag comiche sono tutte spassosissime e mai sotto tono, la sceneggiatura è frizzante e riesce a divertire in ogni momento: sicuramente “I primitivi” strapperà un sorriso anche al più cinico degli spettatori. (…) I primitivi ci parla di avidità, di lealtà, di parità, di sportività, di discriminazione e lo fa senza alcun sentimentalismo, ma usando il british humor come un’arma informativa e pedagogica. Chiara è anche la continuità con la raffinata tradizione del settore di animazione per l’infanzia nel Regno Unito (si vede ad esempio una divertente citazione del fortunato “Gruffalò e la sua piccolina” nel finale). Nel film “I primitivi” l’idea di sport come attività ludica porta con sé valori umanistici universali. È un messaggio che si trasfonde nella struttura stessa della sceneggiatura e della regia: lo spettatore stesso impara divertendosi, comprendendo come un’educa-azione sia possibile e come persino l’impegno e la dedizione possano essere ricreativi.» (Marta Maiorano, ecodelcinema.com)