I villeggianti

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I villeggianti ● Les Estivants

un film di Valeria Bruni Tedeschi
con Valeria Bruni Tedeschi, Pierre Arditi, Valeria Golino, Noémie Lvovsky, Yolande Moreau,
Laurent Stocker, Riccardo Scamarcio
sceneggiatura: Valeria Bruni Tedeschi, Agnès De Sacy, Noémie Lvovsky
fotografia: Jeanne Lapoirie ● montaggio: Anne Weil
produzione: Ad Vitam Production
distribuzione: Lucky Red
Francia, Italia, 2018 ●  127 minuti

v. doppiata in italiano

presentato alla Mostra del Cinema di Venezia

Valeria Bruni Tedeschi torna a dirci qualcosa di sé e del mondo che conosce. Dalla Mostra di Venezia il ritratto sincero e appassionato di una famiglia benestante e sgangherata.

martedì 14 maggio 17:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

martedì 14 maggio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

mercoledì 15 maggio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

giovedì 16 maggio 21:00 ▪︎ Rho ▪︎︎ cin&città

Una grande e bella proprietà in Costa Azzurra. Un posto che sembra essere fuori dal tempo e protetto dal mondo. Anna arriva con sua figlia per qualche giorno di vacanza. In mezzo alla sua famiglia, ai loro amici e al personale di servizio, Anna deve gestire la sua recente separazione e la scrittura del suo prossimo film. Dietro le risate, la rabbia, i segreti, nascono rapporti di supremazia, paure e desideri. Ognuno si tappa le orecchie dai rumori del mondo e deve arrangiarsi con il mistero della propria esistenza.

«Da quando sono nata trascorro tutte le mie vacanze in una grande e bella proprietà in Costa Azzurra. E’ un luogo che sembra fuori dal tempo, protetto dal mondo esterno. Un giorno mio fratello mi ha mostrato un filmino in super 8 girato dagli ex proprietari sulla terrazza della casa. Si vedono delle persone, dei bambini che vanno in triciclo, che giocano con un cane, adulti che si fanno degli scherzi (…) . Le stagioni e gli anni passano, diverse date appaiono sullo schermo in basso a destra, il film copre diversi decenni. Le generazioni si succedono, i bambini crescono, alcune persone spariscono, appaiono dei bebè. Ma la vita sulla terrazza sembra sempre la stessa. (…) Guardando questo filmino mi sono resa conto che, come i vecchi proprietari, anche noi vivevamo in quella casa con l’illusione di sfuggire al mondo e al trascorrere del tempo, (…) la storia resta sullo sfondo, anche se forse non troppo lontana, va avanti, violenta e folle. Mi piaceva raccontare la vita di un gruppo di persone in quella casa, la famiglia dei proprietari, gli amici e i domestici, la solitudine che prova ciascuno nonostante si trovi insieme ad altri, i rapporti di forza, le paure, la vergogna, la ribellione, i desideri, gli amori. Mi piaceva raccontare come ciascuna di quelle persone provi a tapparsi le orecchie per non sentire i rumori che arrivano dal mondo esterno, per ignorare il tempo che passa, la morte che si aggira nei paraggi, come ciascuno debba vedersela con il mistero della propria esistenza.» (Valeria Bruni Tedeschi)

«È un miscuglio particolare di realtà e finzione I Villeggianti di Valeria Bruni Tedeschi, film che si configura come un capitolo di un’autobiografia immaginaria. Già a partire da un’occhiata al cast ci rendiamo conto che buona parte degli attori interpretano quello che è il loro ruolo all’interno della vita della regista, che per il suo ultimo film veste i panni della sua alias Anna. Siamo invitati a trascorrere un’estate nella lussuosa villa sulla Costa Azzurra dove la protagonista e la sua famiglia ogni anno trascorrono le vacanze insieme ad amici e personale di servizio. (…) E anche se, come nella realtà parallela della famiglia Bruni Tedeschi, c’è una mamma pianista, una figlia adottata, un fratello morto a causa dell’AIDS e così via, l’immaginazione feconda il tutto e i personaggi sono calati in situazioni tragicomiche che funzionano. Con sguardo divertito ma (inevitabilmente) partecipe e dunque con sincerità e trasporto, il film racconta le piccole normali follie di un gruppo eterogeneo di persone. (…) Diviso in atti, con prologo ed epilogo, il film parte con un ritmo vivace per rallentare nella sua seconda metà, dove ci sentiamo un po’ come Célia la figlia di Anna, unica bambina del cast: spettatrice di solitudini che si mettono in scena, si intrecciano senza parlare veramente. (…) In un film in cui anche quando le questioni sembrano risolversi in realtà si scopre che le cose stanno peggio di prima, il finale sembra destinato alla sconfitta: eppure in una vertigine di rispecchiamenti si manifesta tutto il potere dell’immaginazione. (…) Anna/Valeria lo pretende un happy end, per quanto farlocco: e così alla fine la vediamo interpretare se stessa mentre recita se stessa subito prima di perdersi in una fitta nebbia, quella della finzione della memoria che a volte coincide con la magia del cinema.» (Costanza Morabito, Cinematografo.it)